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	<title>Commenti a: Rita Clementi, un pugno nello stomaco dei vassalli</title>
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	<description>Blog di politica e cultura</description>
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		<title>Di: Antonio De Rose</title>
		<link>http://aranciarossa.wordpress.com/2009/07/01/rita-clementi-un-pugno-nello-stomaco-dei-vassalli/#comment-240</link>
		<dc:creator>Antonio De Rose</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:45:35 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie.</p>
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		<title>Di: Costanza</title>
		<link>http://aranciarossa.wordpress.com/2009/07/01/rita-clementi-un-pugno-nello-stomaco-dei-vassalli/#comment-239</link>
		<dc:creator>Costanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 20:36:40 +0000</pubDate>
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		<description>Dopo aver ascoltato l&#039;intervista alla Dr.ssa Clementi in procinto di partire  per Boston e aver letto le osservazioni che precedono, su questo sito, le mie, ciò che più mi sento di sottolineare è la profonda empatia verso la rabbia di una ricercatrice che dedica la porpria vita per il progresso della scienza e con esso per il bene dell&#039;umanità senza averne un adeguato riconoscimento, non solo economico.
Ciò che spaventa  è la totale assenza di lungimiranza di chi consente che avvenga ancora una volta &quot;l&#039;inevitabile&quot; esodo. 
Un sistema che,  condivido pienamente, risulta essere malato, incapace di premiare ed incentivare il merito ma, ancor prima, di riconoscerlo; incapace di spezzare antichi ed infruttuosi meccanismi di potere anzi, alimentandoli, nel momento in cui non  affronta  e non risolve il problema, non solo degli investimenti ( indispensabili nell&#039;ambito della ricerca) ma anche dei network di conoscenze.
Come ha affermato, soprattutto in ambito medico, la ricerca non   è un fatto privato ma pubblico.
Ho apprezzato molto l&#039;accento deciso della Clementi  che ha espressamente detto :&quot; La ricerca E&#039; collaborazione!&quot;
Concetti questi che , purtroppo, in una Paese come l&#039;Italia sono sconosciuti ai più e ancora lontani dall&#039;essere applicati. 
Qui non esistono le condizioni basilari per fare ricerca :  non si incentivano e premiano i ricercatori meritevoli , non si investe a sufficienza, e tutto ciò, paradossalmente, dopo che da più parti si riconosce l&#039;importanza degli inevstimenti per un settore determinante ai fini dello sviluppo. Non solo gli  States aprono le porte ai nostri cervelli, anche altri Paesi Europei, come è noto , investono  molto più di noi in ricerca ( ad esempio, sempre in ambito medico, la Gran Bretagna)  ma soprattutto, evidentnmente sanno accogliere chi è in grado di attivare progetti degni di nota.
Non credo possa perpetrarsi all&#039;infinito questa indecorosa situazione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver ascoltato l&#8217;intervista alla Dr.ssa Clementi in procinto di partire  per Boston e aver letto le osservazioni che precedono, su questo sito, le mie, ciò che più mi sento di sottolineare è la profonda empatia verso la rabbia di una ricercatrice che dedica la porpria vita per il progresso della scienza e con esso per il bene dell&#8217;umanità senza averne un adeguato riconoscimento, non solo economico.<br />
Ciò che spaventa  è la totale assenza di lungimiranza di chi consente che avvenga ancora una volta &#8220;l&#8217;inevitabile&#8221; esodo.<br />
Un sistema che,  condivido pienamente, risulta essere malato, incapace di premiare ed incentivare il merito ma, ancor prima, di riconoscerlo; incapace di spezzare antichi ed infruttuosi meccanismi di potere anzi, alimentandoli, nel momento in cui non  affronta  e non risolve il problema, non solo degli investimenti ( indispensabili nell&#8217;ambito della ricerca) ma anche dei network di conoscenze.<br />
Come ha affermato, soprattutto in ambito medico, la ricerca non   è un fatto privato ma pubblico.<br />
Ho apprezzato molto l&#8217;accento deciso della Clementi  che ha espressamente detto :&#8221; La ricerca E&#8217; collaborazione!&#8221;<br />
Concetti questi che , purtroppo, in una Paese come l&#8217;Italia sono sconosciuti ai più e ancora lontani dall&#8217;essere applicati.<br />
Qui non esistono le condizioni basilari per fare ricerca :  non si incentivano e premiano i ricercatori meritevoli , non si investe a sufficienza, e tutto ciò, paradossalmente, dopo che da più parti si riconosce l&#8217;importanza degli inevstimenti per un settore determinante ai fini dello sviluppo. Non solo gli  States aprono le porte ai nostri cervelli, anche altri Paesi Europei, come è noto , investono  molto più di noi in ricerca ( ad esempio, sempre in ambito medico, la Gran Bretagna)  ma soprattutto, evidentnmente sanno accogliere chi è in grado di attivare progetti degni di nota.<br />
Non credo possa perpetrarsi all&#8217;infinito questa indecorosa situazione&#8230;</p>
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		<title>Di: Antonio De Rose</title>
		<link>http://aranciarossa.wordpress.com/2009/07/01/rita-clementi-un-pugno-nello-stomaco-dei-vassalli/#comment-237</link>
		<dc:creator>Antonio De Rose</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 13:40:52 +0000</pubDate>
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		<description>Va bene, riformulo. La lettera di un &quot;cervello in fuga&quot;, apparsa sul principale quotidiano italiano, che denuncia il malcostume diffuso nell&#039;università e nei centri di ricerca è un gesto di sensibilizzazione che non può lasciare indifferente nessuno. Non basta, ma aiuta.
Nessuno giustifica la carenza di fondi alla ricerca: nè la dottoressa Clementi, nè il sottoscritto che modestamente ha commentato la sua lettera. Chi lo fa è manifestamente cretino.
Personalmente non mi meraviglio &quot;solo&quot; dell&#039;Università. Ma cominciare dal sistema universitario è il modo migliore per risanare il Paese nel suo complesso. Dico questo proprio perchè riconosco un peso determinante all&#039;istruzione, agli studi universitari e alla ricerca scientifica ai fini dello sviluppo politico, economico e sociale di una nazione.
Il baronato vige in tutti gli ordinamenti universitari del Mondo, mica solo in Italia. In alcuni casi, all&#039;estero, è peggio (o meglio?) se pensiamo che le assunzioni sono dirette, neppure mascherate da concorsi. La vera tipicità del sistema italiano consiste nel fatto che da noi non si riesce a far valere le responsabilità di alcun rettore (o preside, o professore) per i risultati che (non) abbia ottenuto e con lui dei suoi collaboratori.
La tua generalizzazione, cara Francesca, che il malcostume “taglia trasversalmente tutti i settori della cosa pubblica”, non teme smentita. Solo non risponde alla questione sollevata dalla Clementi, ma ad un&#039;altra logica: quella del “tanto peggio, tanto meglio”. Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene, riformulo. La lettera di un &#8220;cervello in fuga&#8221;, apparsa sul principale quotidiano italiano, che denuncia il malcostume diffuso nell&#8217;università e nei centri di ricerca è un gesto di sensibilizzazione che non può lasciare indifferente nessuno. Non basta, ma aiuta.<br />
Nessuno giustifica la carenza di fondi alla ricerca: nè la dottoressa Clementi, nè il sottoscritto che modestamente ha commentato la sua lettera. Chi lo fa è manifestamente cretino.<br />
Personalmente non mi meraviglio &#8220;solo&#8221; dell&#8217;Università. Ma cominciare dal sistema universitario è il modo migliore per risanare il Paese nel suo complesso. Dico questo proprio perchè riconosco un peso determinante all&#8217;istruzione, agli studi universitari e alla ricerca scientifica ai fini dello sviluppo politico, economico e sociale di una nazione.<br />
Il baronato vige in tutti gli ordinamenti universitari del Mondo, mica solo in Italia. In alcuni casi, all&#8217;estero, è peggio (o meglio?) se pensiamo che le assunzioni sono dirette, neppure mascherate da concorsi. La vera tipicità del sistema italiano consiste nel fatto che da noi non si riesce a far valere le responsabilità di alcun rettore (o preside, o professore) per i risultati che (non) abbia ottenuto e con lui dei suoi collaboratori.<br />
La tua generalizzazione, cara Francesca, che il malcostume “taglia trasversalmente tutti i settori della cosa pubblica”, non teme smentita. Solo non risponde alla questione sollevata dalla Clementi, ma ad un&#8217;altra logica: quella del “tanto peggio, tanto meglio”. Saluti.</p>
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		<title>Di: Francesca</title>
		<link>http://aranciarossa.wordpress.com/2009/07/01/rita-clementi-un-pugno-nello-stomaco-dei-vassalli/#comment-236</link>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:51:01 +0000</pubDate>
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		<description>Non è un pugno nello stomaco, semmai una &quot;grattatina&quot;! Purtroppo il sistema universitario è inevitabilmente controllato da gerarchie invalicabili e chi lavora nell&#039;ambiente non può non notare come ciò sia ordinaria amministrazione. Non sarà certo la lettera accorata di una ricercatrice a cambiare le cose, e purtroppo neanche a smuoverle. Ci tengo però a precisare che questo lifestile è purtroppo manifesto di tutto un quadro del nostro paese, non solo dell&#039;università. Il baronato è atteggiamento tipicamente italiano che purtroppo taglia trasversalmente tutti i settori della cosa pubblica. E&#039; sempre stato nostro costume cercare scorciatoie comode, magari rivolgendosi al proprio “santo in paradiso”. Ciò avviene tutti i giorni nelle amministrazioni pubbliche,  nella politica e finanche nella gestione quotidiana della propria vita. Non meravigliamoci allora solo della situazione universitaria, e soprattutto non usiamo questo per giustificare la carenza di fondi alla ricerca, spesi molto spesso in operazioni assurde come il finanziamento di aziende fallite o quasi (vedi il caso Alitalia). La ricerca ha bisogno di fondi, senza di essi non va avanti nessuno, nè i baroni nè coloro i quali questo lavoro lo fanno per passione, e fortunatamente non sono pochi. Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un pugno nello stomaco, semmai una &#8220;grattatina&#8221;! Purtroppo il sistema universitario è inevitabilmente controllato da gerarchie invalicabili e chi lavora nell&#8217;ambiente non può non notare come ciò sia ordinaria amministrazione. Non sarà certo la lettera accorata di una ricercatrice a cambiare le cose, e purtroppo neanche a smuoverle. Ci tengo però a precisare che questo lifestile è purtroppo manifesto di tutto un quadro del nostro paese, non solo dell&#8217;università. Il baronato è atteggiamento tipicamente italiano che purtroppo taglia trasversalmente tutti i settori della cosa pubblica. E&#8217; sempre stato nostro costume cercare scorciatoie comode, magari rivolgendosi al proprio “santo in paradiso”. Ciò avviene tutti i giorni nelle amministrazioni pubbliche,  nella politica e finanche nella gestione quotidiana della propria vita. Non meravigliamoci allora solo della situazione universitaria, e soprattutto non usiamo questo per giustificare la carenza di fondi alla ricerca, spesi molto spesso in operazioni assurde come il finanziamento di aziende fallite o quasi (vedi il caso Alitalia). La ricerca ha bisogno di fondi, senza di essi non va avanti nessuno, nè i baroni nè coloro i quali questo lavoro lo fanno per passione, e fortunatamente non sono pochi. Saluti</p>
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