Grazie Salvatore

Dal toto-candidati al quale assistiamo ormai da diversi mesi emerge una prima certezza: il PD non ricandiderà Salvatore Perugini alla guida della città di Cosenza. Mi sembra una decisione sofferta e dolorosa, ma giusta. Il Partito Democratico in Calabria fra mille difficoltà sta cercando di darsi un volto nuovo, una rinnovata credibilità che era stata ormai smarrita dopo le ultime elezioni regionali segnate dal quel suicidio politico quale fu la ricandidatura di Agazio Loiero. Tale tentativo implica ovviamente scelte difficili che vanno prese con coraggio. Bloccato probabilmente dalle scarse risorse finanziarie delle casse comunali il mandato elettorale di Perugini è stato caratterizzato da una sorta di immobilismo che, a quanto pare, nonostante l’innegabile impegno profuso dal nostro sindaco per la causa, ha creato una certa delusione rispetto alle attese. In effetti lui doveva essere la vera novità, il vero rinnovamento dopo un periodo di strapotere manciniano. L’emozionante campagna elettorale, la vittoria al primo turno, la sconfitta di Giacomo Mancini Jr e l’aria nuova che si respirava avevano creato quella fiducia che evidentemente è scemata nel corso del mandato. A Salvatore dobbiamo dire grazie per aver avuto il coraggio ed il merito di sfidare e sconfiggere un sistema populista che ci stava portando alla bancarotta e per la sua voglia di creare una città civile e vivibile, quella che tutti immaginiamo e che avremmo voluto. Stimo il mio sindaco e so che il suo interesse principale è il bene della città e del PD. So anche che non accetterà le lusinghe e le proposte di alcuni personaggi che agiscono solo per colpire il loro ex partito e, di conseguenza, favorire l’avversario. Il mio personale auspicio è che Perugini, facendo un passo indietro, continui ad impegnarsi all’interno del partito per il bene comune (c’è bisogno di persone serie ed oneste) e lasci spazio ad una nuova fase politica che possa ridare nuova linfa alla speranza di vivere una città migliore.


Marchionne fa bene il suo mestiere, il Pd spoliticizza il lavoro

Di tutte le analisi e i commenti apparsi in questi giorni sulla stampa a proposito di Fiat la più suggestiva è quella di Mario Deaglio, proprio sul quotidiano di famiglia. L’economista sintetizza così la discontinuità voluta dall’amministratore delegato Sergio Marchionne nelle relazioni industriali italiane: “il mercato al posto della politica“. La casa torinese, tradizionalmente garantita dalle istituzioni pubbliche, spiegherebbe le vele verso il mare aperto della competizione internazionale. Senza aiuti, forte di accordi sindacali che limitando i diritti dei lavoratori aumenterebbero la produttività aziendale, la competitività dell’impresa. Un capitalismo italiano finalmente maturo si appresta dunque ad archiviare una storia segnata da dinamiche protezionistiche o, come osserva il professor Giulio Sapelli sul Riformista, addirittura “latifondistiche”. Rispetto Marchionne. Il quale fa molto bene il suo mestiere di manager. Dal punto di vista economico e finanziario è certo che assistiamo ad una modernizzazione nei rapporti tra impresa privata e potere pubblico, con la prima che non è più disposta a svolgere un ruolo ancillare nei confronti del secondo. Ma se guardo alla tendenza di questo mutamento sono preoccupato dal determinarsi di un nuovo pericoloso squilibrio. Questa volta a favore della grande impresa che rivendica il diritto di investire dove le condizioni sono più vantaggiose per il capitale e meno per il lavoro. La politica nazionale non è più capace di indirizzare a fini sociali la produzione: ha le mani legate dal trattato dell’Unione europea, le manca la sovranità. I sindacati, quelli meno rappresentativi, hanno iniziato un pericoloso gioco al ribasso nei confronti dei datori di lavoro per affermare il loro primato nella rappresentanza degli interessi dei lavoratori: vedi l’esclusione dei sindacati non firmatari degli accordi dalla formazione delle RSU. La sinistra parlamentare non esprime più le ansie di coloro che vivono del proprio lavoro. Il Partito democratico guarda dalla nascita al modello americano, i suoi dirigenti non fanno che appiattirsi sulle istituzioni politiche, economiche e sociali degli Usa: perciò come possono cogliere l’arretramento dei diritti e delle tutele dei lavoratori ai tempi del sindacalismo corporativo? Il Pd sembra essere tornato quello di Veltroni: vorrebbe competere con il centrodestra spoliticizzando una questione come il lavoro.


Documento per una rinascita civica

Le associazioni Arancia Rossa, Associazione Culturale Ciroma, Calabria Radicale, il Cantiere dell’Alternativa, La Fabbrica di Nichi Cosenza, Libertà e Giustizia Cosenza, Nuovo Partito d’Azione Cosenza, Sinistra e Futuro, vedono con favore l’apertura di nuovi scenari per le prossime amministrative nella città di Cosenza. Il rinnovamento non è un processo semplice e rapido. Esso passa anche attraverso scelte impegnative, difficili. La scelta di non ricandidare il Sindaco uscente è sicuramente un segnale che le suddette associazioni ritengono importante, orientato nella direzione giusta, se sarà seguito da altri passi, sempre ispirati da senso della responsabilità e della condivisione, frutto dell’ascolto dei bisogni della Città e non delle alchimie dei partiti sia per quanto riguarda il nome del Sindaco sia per quanto riguarda i contenuti dell’azione amministrativa. Sotto quest’ultimo profilo le associazioni hanno elaborato un documento che verrà presentato al pubblico nelle prossime settimane. Un testo dai contenuti fortemente innovativi che contempla strumenti di partecipazione e di controllo democratico, di trasparenza ed efficienza dell’amministrazione della cosa pubblica. Un documento improntato a una forte sensibilità ambientale, volto all’affermazione dei diritti civili e politici, frutto delle diverse culture che hanno contribuito a redigerlo. Si tratta di un progetto collettivo che mira a favorire una rinascita civica, rendendo feconde le molte potenzialità espresse dalla comunità cittadina, potenzialità che ci impongono di adoperarci affinché Cosenza acquisti contenuti e connotati di Città cosmopolita, della convivenza, della pace, della Cultura, della Storia, dell’Arte.

da “Cosenza: un progetto di città


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