La rivincita

Con il voto del 13 e 14 di aprile si è aperta una fase decisiva per il futuro delle istituzioni democratiche del nostro paese. Le trattative in seno alla maggioranza procedono in vista della formazione del nuovo governo. Parallelamente il Cavaliere ha avviato un dialogo con l’opposizione sulle riforme istituzionali. Il Partito democratico ha dato la sua disponibilità a trattare, con riferimento alla forma di governo, sulla base di un modello, quello francese, che consegnerebbe alla storia il parlamentarismo e con esso la “prima repubblica italiana”. Questa volta sul serio. Il semipresidenzialismo alla francese fisserebbe in maniera pressoché irreversibile l’assetto bipolare e bipartitico scaturito dalle elezioni. Di più, sbilancerebbe tale assetto a favore del principale, del più abile, interprete di una dialettica politica fondata, da quindici anni a questa parte, sui personalismi, sul leaderismo, piuttosto che sulle opzioni politico-programmatiche. Il paese continua la sua navigazione verso i lidi dell’antipolitica. L’approdo è oramai vicino. Berlusconi e il berlusconismo hanno trionfato nell’ultima tornata elettorale. La teoria parasociologica de il Caimano di Nanni Moretti, che vuole il Cavaliere di Arcore artefice di una svolta epocale nel nostro modo di pensare, di elaborare i concetti di pubblico e privato, è per conto mio verificata: “Berlusconi ci ha cambiato (effettivamente) la testa”.

Con l’operazione tutt’affatto berlusconiana del Partito democratico, con la scelta della corsa solitaria, Veltroni ha provato ad accreditarsi presso vasti strati dell’opinione pubblica come vessillifero del nuovo, del cambiamento, inducendo l’avversario a tenere un atteggiamento speculare. In realtà il segretario del Pd ha fatto solo il gioco del Caimano. Così ai moderati di nuovo conio, reduci da una esperienza di governo non proprio edificante, gli elettori hanno preferito il populismo di una destra che si è radicata tra la gente e tiene un profilo “di massa” da fare invidia alle omologhe organizzazioni sedicenti di sinistra. In particolare, la Lega Nord ha raccolto l’eredità che fu dei grandi partiti di massa del dopoguerra, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, nei luoghi dove batte forte il cuore dell’economia reale. Il Partito democratico avrebbe dovuto riempire di senso, per non parlare di cultura politica, il cambiamento, la novità che intendeva rappresentare specie agli elettori di sinistra (senza aggettivi). Invece niente. Al dualismo di plastica, vuoto a perdere della politica italiana, Prodi/Berlusconi è subentrato quello Berlusconi/Veltroni. Il bipartitismo, prodotto nobile, civile, di una strategia becera nel caso italiano, non permette all’elettore indeciso di cogliere differenze apprezzabili tra i contendenti se questi si omologano come hanno fatto Pd e Pdl. Adesso che la campagna elettorale è in archivio, però, Veltroni, o chi per lui, dovrebbe invertire la tendenza e prendere le distanze dal disegno “moderato” di trasformazione istituzionale dello Stato. Perseguire la razionalizzazione della forma di governo è un conto, compromettere l’autonomia del parlamento dall’esecutivo in un contesto sociale ed economico così poco omogeneo come quello italiano sarebbe una grave forzatura. Dimostri il Partito democratico di essere una vera alternativa al Popolo delle libertà, nelle premesse teoriche e nella prassi conseguente. Dalla matrice del suo riformismo alle proposte sulla riduzione della pressione fiscale. Dalla lettura del fenomeno immigrazione, specie quando i flussi provengono dall’Unione Europea, all’attività di contrasto della mafia (anche quella dei colletti bianchi) nelle province calabresi, dove si registra una vera e propria emergenza democratica, dov’è da sempre in discussione la sovranità dello Stato. L’opposizione si fa in parlamento, certo. Ma la rivincita si prepara nella società, a contatto con essa. Dunque l’attività del nuovo partito deve essere capillare, puntata su una piattaforma di idee e valori condivisi che abbia riferimenti saldi in Europa. Il Pd è per adesso un partito di cartello. Diventi un’associazione fondata su una comune visione dello stato e della società, che non abbia per ambito esclusivo quello elettorale.

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