L’affaire Travaglio

Marco Travaglio, ospite della trasmissione condotta dal bravo e simpatico Fabio Fazio, Che tempo che fa, ha illustrato la sua ultima fatica scritta insieme a Peter Gomez, Se li conosci li eviti. Un libro che offre varie informazioni sulle “carriere”, non solo istituzionali, di coloro che hanno presentato la propria candidatura alle ultime elezioni politiche; uno scritto che ha già destato le polemiche dei diretti interessati. Durante l’intervista televisiva Travaglio, come al solito, non ha avuto peli sulla lingua ed ha commentato senza timore diverse pagine del suo libro, fra le quali alcune dedicate alle gesta dell’avv. Renato Schifani. L’autore prima ha paragonato il neo presidente del Senato alla muffa, poi si è corretto dicendo che dalla muffa quantomeno si ricava la penicillina. Battuta un po’ forte, ma indiscutibilmente simpatica e umoristicamente di alto livello. Travaglio ha poi continuato il suo intervento affermando che tempo fa Schifani si mise in società ed ebbe legami di amicizia con diversi personaggi in odore di mafia. Ciò si può evincere anche dagli scritti del giornalista siciliano Lirio Abbate, costretto a vivere sotto scorta a seguito delle minacce di morte ricevute per le sue scottanti inchieste sulla malavita organizzata.

Abbate è infatti sfuggito ad un attentato ed ha subìto proclami intimidatori direttamente dal boss mafioso Leoluca Bagarella durante un’udienza di un processo per mafia. Risultato: maggioranza e opposizione sono rimaste scandalizzate dalle parole di Travaglio ed hanno offerto la loro piena solidarietà a Renato Schifani, e i vertici Rai hanno chiesto pubblicamente scusa ai telespettatori ed al presidente del Senato attraverso un comunicato letto in diretta da Fabio Fazio. Da libero cittadino ho ascoltato con attenzione l’intervento di Travaglio e non posso fare altro che essergli grato dal momento che mi ha messo al corrente di alcune vicende che riguardano il mio e il nostro presidente del Senato. Non ci troviamo davanti a pettegolezzi da pianerottolo, né a gossip da fotoromanzo rosa, né a fatterelli narrati dalle comari del paesello, ma davanti a fatti gravissimi che riguardano la seconda carica dello Stato. Proprio perché è in gioco la credibilità delle più alte cariche del nostro Paese ritengo che più che mai abbiamo il diritto/dovere di essere informati e di informarci senza censure e nel modo che riteniamo più opportuno. Si sente nell’aria odore di nuovi editti bulgari e il centrosinistra tace, o peggio, si accoda alle pericolose polemiche anti-informazione lanciate dal nuovo governo e dalla maggioranza parlamentare. Ho sentito solo forti critiche bipartisan rivolte a Marco Travaglio: c’è chi dice che non si possono affermare certe cose senza un contraddittorio o che è indegno attaccare in questo modo un’alta carica istituzionale, due tesi per altro condivisibili, tuttavia nessuno si è immolato per smentire le accuse (se di accuse si tratta) di Travaglio, di Gomez e di Abbate; nessuno si è fatto avanti per dichiarare che quello che è stato detto in diretta sulla rete pubblica è completamente falso, solo una sporca diffamazione senza un briciolo di fondatezza o una mania di protagonismo dell’autore-giornalista. La domanda sorge spontanea: perché nessuno lo ha fatto? Se queste affermazioni dovessero essere fondate abbiamo o no il sacrosanto diritto di esserne al corrente? Abbiamo o no il diritto di sapere che tipo di gente ha la pretesa di rappresentarci in Parlamento e di ricoprire importanti e fondamentali cariche istituzionali? Da Italia dei Valori sono prontamente arrivati per bocca di Di Pietro apprezzamenti convinti verso l’operato di Travaglio, mentre il PD ha perso un’altra buona occasione per prendere le distanze dal Pdl.

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One Comment on “L’affaire Travaglio”

  1. rip ha detto:

    Il solito discorso della luna e del dito…
    Inciso: la battuta sulla muffa è un adattamento di una battuta di Luttazzi su Rutelli (“se dalla muffa si estrae la penicillina, ci sarà pure qualcosa di buono in Rutelli”, circa)


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