Energia alternativa, effetto serra, le prospettive

Guardo fuori dalla finestra e quello che vedo è un pioggerellina sottile sottile che scende leggera ricoprendo di un velo di malinconica freschezza tutta la città. Vedo anche le colline verdi che preannunciano il lussureggiante spettacolo primaverile imminente che ci condurrà dolcemente all’estate. E se tutto questo un giorno svanisse? Il proverbio più scontato del mondo asserisce che “non ci sono più le mezze stagioni”, e se da un lato questo è diventato un simpatico espediente per sottolineare la banalità di certi discorsi, dall’altro è purtroppo un lugubre presagio. Che il clima stia cambiando in maniera incessante ed incalzante è una verità di cui non si fa più ormai mistero: quando durante l’inverno (parlo di quello 2006/2007) si vedono le farfalline svolazzare allegramente, gli alberi in fiore e le placide montagne della Sila senza neve, ci si rende conto che è necessario correre ai ripari. L’effetto serra ormai tristemente celebre non è più un argomento di ecologia studiato alle scuole elementari, che sembra così distante dalla realtà in cui si vive, ma è un potente guaio le cui ripercussioni si palesano, per l’appunto, ogni giorno che passa. L’incessante desiderio di produzione ha portato oltre al benessere economico di cui si è goduto negli ultimi decenni, anche al riversamento in atmosfera di quantità allarmanti di CO2.

Secondo il Rapporto annuale di Energia e Ambiente realizzato dall’ENEA (www.enea.it), nel periodo 1990-2003, “le stime elaborate per l’Europa a 15 indicano, con riferimento al sistema energetico, un aumento di 121 Mt (milioni di tonnellate) di anidride carbonica, pari a un incremento del 3,8% rispetto all’anno base. Nello stesso periodo l’Italia è passata dai 403 Mt del 1990 ai 457 del 2003, con una differenza di 54 Mt, che assorbe da sola il 44,6% dell’intero aumento europeo”. La cosa deve far riflettere, il protocollo di Kyoto passa ancora una volta tristemente inascoltato, e il fatto che l’Italia incida così pesantemente, deridendo in scioltezza leggi come la 449/98, Carbon tax, il decreto Bersani (del 1999), è realmente grave. Ma partendo per gradi, quale è il cancro che sta affiggendo l’ambiente? Lo squilibrio del ciclo del carbonio è il risultato della tendenza di noi produttori a sottovalutare una ferrea legge di natura che scaturisce dai principi della fisica. La natura modifica il sistema alla ricerca dell’equilibrio, e quando questo viene perturbato, si modifica ancora per riequilibrarsi, e questo avviene continuamente, fino al punto in cui ulteriori cambiamenti non sono più sostenibili, ed ecco il baratro. L’umanità tutta è prossima a questo punto di volta, e chi governa pare disinteressarsene. Tornando al ciclo del carbonio, la questione è di una semplicità disarmante: noi produciamo carbonio sottoforma di anidride carbonica, i vegetali la riassorbono per utilizzarla come fonte di energia. Se la quantità di CO2 emessa è enormemente superiore a quella riassorbita, l’anidride in eccesso (insieme agli altri gas serra) resta nell’atmosfera riflettendo in parte i raggi infrarossi solari filtrati attraverso l’atmosfera: ciò contribuisce all’incremento del surriscaldamento globale. L’utilizzo di fonti alternative ai combustibili fossili di energia come i biocarburanti non esula dalla produzione di anidride carbonica, perché è ancora la combustione la forma più elementare, immediata e conosciuta per produrre energia. L’energia prodotta da biomassa ha però una peculiarità che riguarda il bilancio del gas serra prodotto dalla combustione di biocombustibili con quello assorbito dalle piante oleaginose, da biomassa e da tutto ciò che viene coltivato appositamente per la loro produzione. Sembrerebbe quindi la risposta giusta ai nostri perchè, se non fosse per il non trascurabile problema che riguarda la coltivazione intensiva delle piante oleaginose (colza, girasole etc.) a scapito di deforestazioni selvagge che stanno distruggendo polmoni strategici del nostro già precario, piccolo pianeta. E allora che fare? La recente attualità ci propone soluzioni alternative, come la digestione anaerobica, grazie alla quale si può trasformare la “puzza” dei rifiuti organici, compresi i solidi urbani, in metano pronto all’uso per la produzione di energia. Quanti di noi sanno che a Kirchdorf, in Austria, è stato installato un impianto per la produzione di biogas che riceve i rifiuti di 850 tra ristoranti e case private (oltre 12 tonnellate di avanzi al giorno) con i quali si produce l’energia necessaria al fabbisogno dell’intera regione? A Napoli forse non lo sa nessuno! E chi invece sa che 20 Mt di organico da differenziata equivalgono a 5-6 Mt equivalenti di petrolio spendibili per produrre energia (lo sapete voi quanto costa un barile di petrolio?)? Forse con i rifiuti si può produrre calore, ma non bruciando i cassonetti! Ancora una volta però queste fonti di energia pulita producono anidride carbonica, nel migliore dei casi. Come evitarne la produzione? Le risposte sono tante, a partire dall’idrogeno, la cui produzione è però ancora fortemente legata al reforming catalitico di petrolio, (e allora tanto vale usare il petrolio tal quale per fare energia!), oppure da elettrolisi dell’acqua, costosissima energeticamente, o ancora, e tremo all’idea, da carbon fossile; ma non disperiamo perché pare che ad Arezzo lo inizieranno a produrre con l’energia ricavata da eolico e fotovoltaico…staremo a vedere! Già, eolico e fotovoltaico, una vera scommessa! Dicono che le pale siano brutte a vedersi, io ne rimango incantata! E sarebbe così bello sapere dove diavolo va a finire l’energia prodotta dalle poche pale in funzione che si scorgono da Tarsia (CS)! Dicono anche che la Calabria è una delle regioni che spreca più acqua in condotta, e allora perché non destinare l’acqua sprecata in un bel salto che dalla Sila si precipiti giù a valle, magari passando per una bella turbina? Sarebbe bello, nel migliore dei mondi possibili. Concludendo, mi sembra di essermi dilungata già troppo ma l’argomento è serio, attuale e dannatamente affascinante. Solo una cosa è importante, dal petrolio ancora non si può prescindere, almeno finchè continuiamo a lasciare immutato il nostro sporco e consumista stile di vita. Aiutiamo allora il pianeta diffondendo la cultura dell’ecologia, magari insegnando a chi non ne è a conoscenza il valore del riciclo, del riutilizzo, del risparmio ed iniziando con cognizione di causa, “virtute e canoscenza” ad utilizzare davvero le nuove fonti di energia pulita ed alternativa, conoscendone però pregi, difetti e soprattutto limiti tecnico economici. Secondo me si può fare (non voglio imitare il PD, pare che lo slogan non abbia poi portato così bene!), o almeno si può iniziare, con l’esempio quotidiano. E scusatemi se è poco.

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10 commenti on “Energia alternativa, effetto serra, le prospettive”

  1. emanuela ha detto:

    Sono d’accordo. A Tarquinia ci stiamo battendo conro la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia Torre Valdaliga Nord. Il risparmio energetico, l’educazione ambientale sono decisivi.
    Ti posto il blog dei no coke
    http://nocoketarquinia.splinder.com/

  2. Francesca R. Lupi ha detto:

    sono molto contenta che tu sia d’accordo. Purtroppo il momento è critico: non riusciamo ancora a svincolarci dal petrolio e la risposta più immediata è regredire al carbone, o peggio al nucleare… e il progresso dove sta?
    Ciao

  3. Antonio De Rose ha detto:

    In Italia una riflessione sul nucleare, che sgombri il campo dai pregiudizi, è necessaria. Il problema della dipendenza economica da una risorsa scarsa, perciò sempre più costosta, e altamente inquinante come il petrolio attende risposte non più dilazionabili. La mia preoccupazione è che la conversione del nostro sistema energetico comporti il passaggio da una dipendenza all’altra. Dal petrolio a quelle risorse (i cosiddetti radioelementi) impiegate nelle reazioni di fissione. I costi per la messa in sicurezza e lo smaltimento delle scorie radioattive, inoltre, impongono di ragionare su tempi ragguardevoli – non meno di venticinque, trent’anni – prima che un sistema energetico endogeno, autosostenuto e sostenibile dal punto di vista ambientale possa dirsi a regime. Intanto? Il governo ha raccolto l’appello lanciato da Confindustria. ”Ho apprezzato molto la tua relazione e posso dire che è il nostro programma”, ha detto il premier Silvio Berlusconi ad Emma Marcegaglia, nuovo presidente degli industriali, che nella sua relazione d’insediameno ha assunto come parola d’ordine proprio il ritorno al nucleare. La presa di posizione di governo e maggioranza, l’omogeneità del blocco d’interessi che spinge verso questa soluzione, imporrebbe un contegno diverso da parte delle forze d’opposizione. Va bene non considerare più il nucleare un tabù. Ma il Partito democratico dovrebbe porre maggiormente l’accento sull’opportunità di produrre energia a partire da fonti rinnovabili, farsi portatore di una responsabilità ambientale, di un’impostazione che tenga conto della competitività del sistema economico ma anche della protezione del territorio. Sarebbe un passo avanti importante verso l’integrazione della pseudo-cultura democratica.

  4. Francesca R. Lupi ha detto:

    Sono davvero sgomenta: non sapevo (scusate l’ignoranza) della discussione Berlusconi-Mercegaglia, e la cosa mi terrorizza. In un mondo in cui i rifiuti, e nell’articolo mi pare di averlo fatto intendere, possono rappresentare e rappresentano una grossa fonte di energia si parla ancora di nucleare. Il problema, mi pare sia chiaro ai più, non riguarda la possibilità di una seconda Chernobyl che con l’ormai mitico reattore n°4 fece un disastro ecologico-sanitario di livello inaudito ma, naturalmente, lo smaltimento delle scorie.
    Se per scoria nucleare intendiamo il reagente nucleare esausto è noto che la radiotossicità del combustibile esausto decresce nel tempo e pareggia quella dell’uranio inizialmente caricato nel reattore solo dopo 250000 anni. E’ sicuramente vero che una centrale da 1000 MWe produce annualmente solo 25÷30 tonnellate di scorie ad alto livello di attività, pari ad un volume di circa 3 m cubi, ma queste scorie vanno comunque stoccate…e la mia domanda è dove? Forse a bordo della Jolly Rosso? Anche se il risultato dell’indagine sull’attività radioattive della costa Calbrese del ’97 fu rassicurante, questo può essere incoraggiante per me che ogni anno faccio il bagno in questa zona? Lo stato sorveglia se stesso…possiamo fidarci? Meditate gente, meditate!

  5. Nicola Scirchio ha detto:

    Gli altri paesi hanno piani quindicennali, ventennali per la chiusura delle centrali nucleari. E noi? Iniziamo a costruirle!
    Chiedo le dimissioni dell’intero esecutivo.

  6. farabundo martì ha detto:

    dopo mesi di latitanza torno a farmi vivo giusto per lasciare un saluto.
    a presto,
    farabundo

  7. Antonio De Rose ha detto:

    Grazie assai e a presto.

  8. Nicola ha detto:

    Buondì, già tutti sapranno che in Slovenia si è squagliato qualcosa che ha a che fare con l’impianto di raffreddamento di qualche reattore della centrale nucleare di Krsko. Per una gran botta di c….. fortuna non è successo niente di grave, pare.
    Per il governo italiano evidentemente si è trattato di uno piccolo spruzzo di Gled DeoSpin al profumo di violette caramellate o di una perdita d’acqua piovana dalla canaletta della casa di marzapane della nonna di Scajola.
    Si va avanti col progetto nucleare!!

  9. Francesca ha detto:

    è stato solo un boicottaggio comunista!!!
    baci

  10. elisa ha detto:

    L’ambiente ha bisogno di essere protetto ogni giorno.


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