Sinistra democratica, riflessioni dopo il congresso

Il 20 giugno scorso nella accogliente cornice della Città dei Ragazzi di Cosenza si è svolto il primo congresso provinciale della Sinistra Democratica, ovvero il nuovo soggetto politico che si propone di riunire in un solo partito gli esponenti della sinistra italiana che non hanno aderito al progetto del PD. Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta i ragazzi che hanno avuto il gentile pensiero di invitare anche Arancia Rossa a questa importante manifestazione. Le numerose persone iscritte a parlare hanno commentato i disastrosi risultati ottenuti dalla sinistra alle ultime elezioni politiche cercando le ragioni di una tale disfatta e proponendo idee e rinnovamenti per l’auspicabile prossima rinascita. I vari interventi che si sono susseguiti hanno naturalmente suscitato in noi di Arancia Rossa molte riflessioni, alcune buone, altre meno buone. Ho apprezzato la presenza e la partecipazione di molti giovani appassionati appartenenti a diverse associazioni e partiti politici, sono state di buon auspicio alcune idee di rinnovamento e di ricambio generazionale. Forti e giuste autocritiche hanno caratterizzato gran parte del dibattito e non sono mancati i soliti interventi anti-PD. Ma qual è il problema della sinistra italiana? Qual è stata la causa del disastro elettorale che ha estromesso i partiti della sinistra radicale dal Parlamento? Si sono dette tante cose, è stata data buona parte della colpa al Partito Democratico e alle strategie di Veltroni, ma le ragioni del crollo clamoroso sono da cercare da tutt’altra parte; il socialismo e il comunismo in Italia continuano a vivere in un’ epoca ormai passata, pretendono di operare in quella società che, alcuni decenni orsono, aveva un disperato bisogno di loro. La società delle fabbriche, dello sfruttamento della manodopera, del femminismo, dei salari bassi, della contrapposizione fra due diversi tipi di produzione. Un mondo che non esiste più da circa vent’anni. C’è ancora chi discute sulla legittimità della proprietà privata e chi vuole portare la statua di Lenin in Italia. C’è chi parla esclusivamente di precarietà, pensioni, lotte di classe ed usa ancora il tipico linguaggio degli anni ’60 e ’70 quando addirittura non ci si spinge a quello degli anni ’10 e ’20. E cosa dire dei sindacati? Anche loro fermi sulle posizioni di 30 anni fa. Pronti a difendere a tutti i costi gli interessi dei lavoratori (e quindi le loro quote associative) più inutili e nullafacenti, cause di fallimenti di grandi aziende (vedi Alitalia col suo organico spropositato) e gente spesso impreparata che ingolfa ancora di più l’apparato burocratico negli uffici pubblici (e ci siamo passati tutti). In certi casi bisogna addirittura dare ragione al ministro Brunetta. Come può la sinistra stare al passo coi tempi? E’ presto detto. In un mondo globalizzato e di libero mercato la sinistra deve schierarsi finalmente a difesa dei consumatori favorendo la concorrenza e il ribasso dei prezzi. Una idea che un tempo si credeva fosse di “destra”, liberale. Ma che in realtà è di sinistra come ci spiegano due professori universitari del calibro di Alesina (Harvard) e Giavazzi (Bocconi):

Il merito, non il censo. Il libero mercato, non le lobbies. I diritti del cittadino, non lo spreco di denaro pubblico. […] Senza concorrenza il consumatore è ricattato dai grandi monopoli, senza controlli i “fannulloni” continuano a gravare sulle tasche dei contribuenti. Chi è davvero di sinistra? Chi difende le categorie più deboli o chi conserva questo stato di cose?

Il liberismo, la meritocrazia, la giustizia, la trasparenza, la legalità, l’ecologia. Questi devono essere i nuovi temi della sinistra. Purtroppo durante il congresso nessuno ha parlato di rinnovamento in questo senso, ho sentito proposte datate, senza grandi prospettive. Si è parlato della difesa del lavoro, ma credo che anche questo argomento doveva essere discusso sotto un aspetto non di mero “posto pubblico” da salvaguardare, ma sotto quello della creatività personale e della preparazione dei giovani che hanno mille difficoltà nel tentare di sviluppare le proprie capacità e le proprie idee. E qui si apre un tema molto delicato, che, a mio avviso, dovrebbe essere un altro punto fermo, se non il primo e il più importante, delle forze socialiste e riformiste: la lotta alla criminalità organizzata, la lotta al pizzo che blocca nuove iniziative personali e che scoraggia gli investimenti delle grandi, medie e piccole imprese. Anche sotto questo aspetto il congresso della Sinistra Democratica è risultato abbastanza deludente. Mai sono state pronunciata le parole “mafia, ‘ndrangheta e camorra”, i veri, tragici ostacoli allo sviluppo del nostro mezzogiorno. Se la sinistra italiana vuole rinascere e vuole avere consensi deve abbandonare le vecchie ideologie, deve perseguire il riformismo liberale, la lotta alle mafie e, non per ultimo, lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili. Insomma, per farla breve, deve diventare una forza politica moderna.

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