“Blocca processi”, meglio l’amnistia

L’auspicio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per un clima politico più sereno e costruttivo è il nostro. Certo, il dialogo fra governo e opposizione è reso estremamente difficile dall’atteggiamento del Cav. che da ancora una volta prova di scarso senso delle istituzioni delegittimando apertis verbis il lavoro dei magistrati. La maggioranza iscrive nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” una misura che, tra gli altri, sospende il procedimento giurisdizionale a carico del presidente del Consiglio, alla sbarra per corruzione in atti giudiziari. La rissa non ci piace perché, come scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera di sabato scorso, in essa “si smarriscono le responsabilità”. Ma ci sarebbe di che scandalizzarsi se l’ emendamento che sospende per un anno i processi con pene inferiori a dieci non venisse espunto dal testo approvato in via definitiva dalle Camere. Noi ci speriamo ancora. La questione intorno all’immunità delle alte cariche istituzionali non dev’essere un tabù. Non può esserlo in uno stato costituzionale e di diritto. Solo sarebbe opportuno che l’eventuale nuova disciplina entrasse in vigore a partire dalla prossima legislatura, per darle il giusto respiro universalistico. Il provvedimento “salva premier” non soddisfa questa condizione ma risponde ad una logica particolaristica. Allo stesso modo una legge sull’immunità che spiegasse effetti già in questa legislatura sarebbe in contrasto con il principio che vuole tutti i cittadini uguali davanti alla legge. A rilevarlo non saremmo solo noi, pensiamo; ma la stessa Corte Costituzionale che già una volta ha bocciato il lodo Schifani. In caso di voto favorevole al disegno di legge Alfano, il presidente del Consiglio, dopo aver beneficiato dell’emendamento “blocca processi”, sarebbe immune a qualsiasi procedimento fino alla fine del suo mandato. Al termine la tutela potrebbe essere rinnovata se il Cavaliere da palazzo Chigi si trasferisse al Quirinale ovvero passasse ad un’altra carica istituzionale. Al vaglio dell’esecutivo, infatti, c’è l’ipotesi di estendere l’ambito della tutela anche ai ministri e non solo ai quattro presidenti (Consiglio, Repubblica, Camera e Senato). Ma per alleggerire il lavoro dei giudici, per consentire loro di occuparsi dei reati che destano maggiore allarme sociale, non c’è forse l’amnistia, istituto di civiltà giuridica di gran lunga preferibile all’ennesima legge ad personam?

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