Prodi intercettato

Il Cavaliere di Arcore avrebbe stretto il Partito democratico in un abbraccio mortifero – la cosa potrebbe ancora riuscirgli per la verità – offrendo la propria solidarietà a Romano Prodi, intercettato dalla procura di Bolzano nell’ambito di una risalente indagine sulla cessione dell’Italtel, controllata IRI ai tempi in cui il Professore dirigeva l’istituto, alla Siemens. Le intercettazioni sono apparse sul settimanale Panorama senza alcuna eccezione da parte dell’interessato: “Le mie telefonate? Si pubblichino pure”, ha detto un tracotante Prodi rispondendo ai giornalisti. Abile, non c’è che dire, è stato il leader ulivista a neutralizzare la mossa del suo storico rivale il quale, evidentemente, cerca di mettere la politica tutta contro la giurisdizione recando un grave pregiudizio agli equilibri che reggono l’ordinamento democratico. La magistratura in generale, lo strumento delle intercettazioni ambientali in particolare, sono oggetto di un attacco che funge da vero e proprio spartiacque della politica italiana. Dopo Tangentopoli, con l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi, il dualismo politica-magistratura è diventato stabilmente una cleavage – per dirla con Stein Rokkan e la sua teoria delle linee di frattura – rispetto alla quale gli stessi elettori sono chiamati a determinarsi. Tutto ciò è semplicemente indegno di un paese civile. Non c’è bisogno di una legge sulle intercettazioni. Esigiamo, piuttosto, maggior rigore da parte del personale delle procure che non deve divulgare materiale secretato sia che contenga fatti penalmente rilevanti, sia che no. In Italia si registra un “uso abnorme” dello strumento delle intercettazioni in spregio al diritto alla privacy degli indagati e di quei soggetti identificati perché vengono in contatto con persone sottoposte ad indagine. Ma non è sufficiente un nastro magnetico, ovvero una traccia su supporto digitale, ad integrare un quadro assolutamente certo delle responsabilità di un indagato. La magistratura giudicante dovrebbe saperlo, chi ha la responsabilità di autorizzare le intercettazioni farebbe bene a ricordarselo limitandone l’uso al minimo indispensabile. La riforma dell’ordinamento giudiziario, e segnatamente la separazione delle carriere tra pubblico ministero e magistrato giudicante, è propedeutica ad un uso più responsabile di strumenti d’indagine sempre più pervasivi della sfera individuale. E’ la nuova frontiera del garantismo che interroga la politica sui limiti del processo penale. Nel suo ambito si consumano topiche clamorose cui è necessario porre un argine.

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