Sul negazionismo di Williamson

Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai seguaci di mons. Marcel Lefebvre che nel 1988 compì un atto scismatico consacrando senza mandato pontificio quattro nuovi vescovi. Non discutiamo la decisione di Sua Santità: si tratta di una questione che riguarda l’organizzazione della Chiesa e noi siamo contro le ingerenze indebite negli affari interni di uno stato indipendente e sovrano. Senonché tra i vescovi lefebvriani ce n’è uno, Richard Williamson, che non ci pare in possesso di un profilo propriamente episcopale se è vero, com’è vero, che ha dichiarato: “neppure un ebreo è stato ucciso nelle camere a gas”. Ebbene questo riguarda tutti. La presenza di una componente negazionista in seno alla comunità dei fedeli cattolici o a quella di rito particolare Fraternità Sacerdotale San Pio X (difficile che Williamson parli solo per sé) interroga la coscienza di noi cristiani battezzati e di chi comunque guarda, magari da agnostico, alla Chiesa di Roma come ad un’autorità morale degna del massimo riguardo.

L’aspettativa delle comunità ebraiche, che avvertono forte la minaccia nei confronti della loro identità non solo dove si combatte per la difesa del diritto d’Israele ad esistere, in Medio Oriente, ma in Europa, dove nei giorni scorsi s’è inneggiato ad Hamas e al ripristino delle camere a gas, che Williamson non sia più vescovo della Chiesa universale fondata da Gesù Cristo è più che legittima. Il jihad è riuscito a rivitalizzare il negazionismo che prima attribuivamo solo alle combriccole neonaziste, lo ha novellato. Questa saldatura, questo diabolico solidarismo internazionale, dovrebbe preoccupare tutto il mondo libero. Prendo a prestito le parole di Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, che nell’editoriale di ieri ha scritto: “Vuole (il negazionismo, ndr) togliere agli ebrei lo statuto di vittime per consegnarli interamente al ruolo di carnefici”. Quando si mettono a paragone Gaza e i campi di concetramento nazisti si fa proprio questo. Quando si usano parole come “genocidio” e si stabilisce una irragionevole identità tra la Shoah e i pur gravissimi patimenti dei civili di Gaza sotto i bombardamenti non si onora la verità.

Nel precedente pontificato, quello di Giovanni Paolo II, la Chiesa ha riconosciuto le proprie responsabilità per gli odi e le persecuzioni di cui furono vittime anche gli ebrei. Wojtyla fu il primo Papa a pronunciare la parola “Israele” con riferimento alla Terra Santa. Oggi, nella sua udienza generale, Ratzinger ha rinnovato la solidarietà coi “Fratelli destinatari della Prima Alleanza”. Ha auspicato che “la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”. Bene, noi auspichiamo pure che nei confronti di Williamson la Santa Sede assuma le misure necessarie per impedire che certe “opinioni”, se così possiamo definirle, in bocca ad un prelato continuino ad insultare la sensibilità di un popolo e l’intelligenza di tutti.

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