Calabria, la prevenzione non è un buon affare

Il dissesto idrogeologico della regione s’è manifestato in modo cruento in queste ultime settimane di piogge. Le immagini della frana che ha provocato due morti tra gli svincoli autostradali di Rogliano ed Altilia Grimaldi, nel cosentino, sono passate su tutti i media nazionali. Le precipitazioni, incessanti, hanno messo a dura prova la tenuta dei terreni che spesso hanno ceduto. La cosa non è un problema di per sé. L’erosione del suolo, il suo dilavamento, sono fenomeni naturali. Diventano un problema se, ad esempio, edifichiamo su terreni particolarmente interessati da queste dinamiche. L’imprudenza di alcune imprese, di cui fin troppo bene comprendiamo gli intenti speculativi, fa il paio con la disinvoltura degli uffici tecnici comunali, che rilasciano licenze edilizie come fossero stati di famiglia.

La stessa manutenzione delle principali arterie stradali, specie quando attraversano territori dall’orografia tormentata, soggetti a frane e smottamenti, lascia molto a desiderare. In Calabria non c’è solo la A3, Salerno-Reggio Calabria, di cui peraltro non si vede la fine dei lavori di ammodernamento. Ci sono anche la SS. 18, la 106 ionica, la 107 Silana Crotonese, La Strada Statale 19 delle Calabrie. L’incuria aggrava i disagi legati ai fenomeni ambientali che osserviamo con la giusta preoccupazione, addirittura con tormento, in questi giorni. Oltre alle responsabilità civili e penali per ciò che di realmente drammatico s’è verificato e si sta verificando in Calabria, ci sono delle responsabilità di tipo politico che noi cittadini-elettori dovremmo far valere nei confronti di chi ci amministra.

Da tempo manca un coerente indirizzo politico-amministrativo per il governo del territorio. Eppure si pianificano interventi, si firmano protocolli d’intesa per il monitoraggio delle zone a rischio. La provincia di Cosenza, ad esempio, è molto attiva in questo senso. Peccato che a dare l’input siano sempre gli episodi di cronaca e non una preventiva, reale, coscienza dei problemi che attanagliano l’ambiente che ci circonda. L’emergenza sembra essere la condizione privilegiata dai nostri amministratori locali per occuparsi delle questioni vere, le crisi distolgono sindaci e presidenti delle provincie dal patrocinio di questa o quella manifestazione enogastronomica. Secondo Guido Bertolaso, autorevole capo della Protezione Civile e sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, “qui, nel corso degli ultimi 20-30 anni, non si e’ fatto nulla per proteggere il territorio, per carenza di soldi ma anche per tutta un’altra serie di vicende. Perche’ con la prevenzione non si vincono le elezioni”. Prevenzione e messa in sicurezza, queste sconosciute. Di certo non sono un buon affare per i politici. Le calamità naturali, infatti, attraggono finanziamenti per la ricostruzione che dal Governo “piovono” (è proprio il caso) rimpinguando le casse degli enti locali.

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