Eluana, la scelta è sua e legittima

Il 14 novembre del 2008 una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 27145, ha affermato che il paziente può accettare o rifiutare qualunque trattamento sanitario, una volta che il medico lo abbia messo a parte di tutte le informazioni disponibili sulla propria salute (c.d. consenso informato). Il rifiuto non può essere scambiato per eutanasia in quanto questa consiste in un atteggiamento teso ad abbreviare la vita, ad interromperla anzitempo. Scegliere, invece, che la malattia segua il suo corso naturale non è eutanasia. E’ questo il caso di Eluana Englaro. Un procedimento giurisdizionale, infatti, aveva accertato la volontà di Eluana circa la sospensione dell’alimentazione e idratazione nel caso di uno stato vegetativo permanente: se cosciente, la ragazza non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento. Eppure c’è chi, nonostante la pronuncia della Corte d’appello di Milano, parla ancora di “volontà presunta”. C’è chi, nonostante la Corte Costituzionale e quella di Cassazione abbiano convalidato l’operato dei giudici di Milano, scambia, non senza malizia, l’interruzione del trattamento sanitario con l’eutanasia, con un suicidio assistito. Ma le sezioni unite della Cassazione hanno affrontato il problema dell’incapacità di Eluana. I magistrati si sono riferiti alla sentenza 16.10.2007 n. 21748, della prima sezione civile: “All’individuo che, prima di cadere nello stato di totale ed assoluta incoscienza, tipica dello stato vegetativo permanente, abbia manifestato, in forma espressa o anche attraverso i propri convincimenti, il proprio stile di vita e i valori di riferimento, l’inaccettabilità per sé dell’idea di un corpo destinato, grazie a terapie mediche, a sopravvivere alla mente, l’ordinamento dà la possibilità di far sentire la propria voce in merito alla disattivazione di quel trattamento attraverso il rappresentante legale”. Nessuno nega che la domanda avanzata da Beppino Englaro comporti una pesante responsabilità sul piano morale. Ma se il suo comportamento è ritenuto da un giudice conforme agli interessi della figlia, quelli che contano, allora ogni altra considerazione passa in subordine. Si possono avere opinioni divergenti sulla maniera migliore per realizzare il valore della persona Eluana, di cui la vita è un bene e non viceversa, ma sulla legittimità della scelta sua e con lei di suo padre non mi sembra decente discutere ancora, tanto meno con argomenti speciosi come l’Italia che sta scivolando verso una deriva eutanasica.

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