Cosenza, verso il 6 e 7 giugno

Su diverse candidature profilate dai media locali per l’elezione a presidente della Giunta Provinciale di Cosenza manca ancora l’ufficialità. Tuttavia ci pare attendibile il quadro provvisorio che vede, oltre al presidente uscente Mario Oliverio (Pd), Orlandino Greco candidato dell’Mpa di Raffaele Lombardo, Roberto Occhiuto dell’Udc e, da ultimo ma non ultimo, Pino Gentile del Popolo delle Libertà. Proviamo ad addentrarci nel dibattito politico scorrendo i candidati e i temi, più o meno rilevanti, che già alimentano la campagna elettorale.

Il Partito democratico fa quadrato intorno al presidente Oliverio, ne difende la gestione amministrativa fortemente sollecitata, nell’ultimo periodo, dall’emergenza maltempo. Il Pdl prova ad assecondare gli umori della gente, incalza la giunta provinciale sul mancato aggiornamento del programma di previsione dei rischi inerenti il dissesto idrogeologico. Per finalità di controllo del territorio e tutela ambientale sarebbero aumentate le consulenze esterne della Provincia, con un significativo aggravio della spesa pubblica, senza risultati apprezzabili. In queste ore si stimano i danni provocati dalle frane e dagli smottamenti delle scorse settimane, resi ancora più ingenti dall’inerzia amministrativa di tutta la filiera istituzionale, dalla regione fino ai più piccoli comuni. Al netto della demagogia del gruppo consiliare del Pdl presso la Provincia di Cosenza, le critiche mosse all’amministrazione locale presieduta dall’onorevole Mario Oliverio ci sembrano fondate. Il nostro giudizio, ponderato sulle attribuzioni proprie di ogni livello di governo, è critico.

Dalla gestione integrata dei rifiuti alla viabilità e i trasporti, siamo all’anno zero. Non trascuriamo la difficoltà gestionale dell’ente, a maggior ragione dopo il conferimento di funzioni e personale dalla Regione Calabria, né i cambiamenti organizzativi che interessano la Provincia nell’ambito della riforma in senso federale dello Stato. Non è semplice stabilire, da cittadini di un’importante area urbana della Calabria come quella cosentina, dove finiscono le responsabilità di Oliverio e dove cominciano quelle di Perugini e Loiero, rispettivamente Sindaco della città capoluogo e presidente della Giunta Regionale. Di certo il principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione, in questi cinque anni, non ha trovato realizzazione, fra gli altri, nei palazzi della Provincia.

Fuori dallo schematico dualismo Pdl/Pd si portano Roberto Occhiuto, parlamentare dell’Udc, già vicepresidente del Consiglio Regionale, e Orlandino Greco, Sindaco di Castrolibero (CS). Queste due candidature sono costruite, a detta degli stessi candidati, sulle idee, sui programmi, piuttosto che sui nomi. Il Pdl, ad esempio, avrebbe puntato tutto su Pino Gentile per avvantaggiarsi del suo radicamento territoriale, dei voti di preferenza che ha sempre ricevuto, nell’ordine di decine di migliaia, in particolare a Cosenza. Ma la reticenza del consigliere regionale del Pdl, consapevole della difficoltà di scalzare Oliverio dalla sua poltrona, non permette ancora di sciogliere la riserva sulla candidatura di Gentile.

Roberto Occhiuto, imprenditore nel settore della comunicazione, è stato dirigente giovanile della Dc, poi esponente di Forza Italia, infine dell’Udc. Nell’ancora breve esperienza da parlamentare si è distinto per una recente proposta di legge sul divieto di propaganda elettorale per i sospettati di associazioni mafiose. Ha quarant’anni, è pronto per un’esperienza alla guida di un’amministrazione locale di raccordo come la Provincia avendo maturato, dal 1993 ad oggi, la giusta esperienza a tutti i livelli istituzionali: dal Consiglio comunale di Cosenza fino a Montecitorio, passando per la Regione Calabria.

Orlandino Greco è il candidato del Movimento per le autonomie, partito regionale fondato dall’ex dc Raffaele Lombardo e alleato del Pdl alle passate politiche. 38 anni, ingegnere civile, cresciuto politicamente nel Fronte della Gioventù, dal 2001 è Sindaco di Castrolibero (CS). Greco ha trasformato il suo comune in un laboratorio politico-amministrativo di prim’ordine riscuotendo un seguito personale di gran lunga superiore a quello dei partiti e delle liste civiche che lo hanno sostenuto in questi anni. La cittadina di Castrolibero è un modello di efficienza, i suoi abitanti si identificano orgogliosamente con il loro sindaco, la cui validità come amministratore è riconosciuta ben oltre i confini della provincia. Chiedendo un voto di rottura dei tradizionali rapporti di clientela che caratterizzano la politica meridionale, Greco si rivolge agli elettori c.d. “liberi”. Vedremo quanti saranno.

Questo è solo un assaggio della campagna per le amministrative. Prossimamente approfondiremo la conoscenza dei candidati alle Europee.

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11 commenti on “Cosenza, verso il 6 e 7 giugno”

  1. Nicola Scirchio ha detto:

    La candidatura di Pino Gentile è ufficiale. Questa notizia potrebbe addirittura costringermi a chiedere la scheda elettorale per votare Oliverio.
    Per il momento la mia posizione è chiara: mi recherò alle urne, chiederò di votare per le europee. Rifiuterò (se costituzionalmente concesso) la scheda delle provinciali essendo la Provincia un ente pressoché inutile.
    In più la stima che nutro verso i nostri politici calabresi è più bassa della temperatura che si registra il 3 gennaio a Kotel’nyj, isola della Nuova Siberia nel mar glaciale artico.

  2. Antonio De Rose ha detto:

    Caro Nicola, recarsi al seggio è rifiutare la scheda non è un comportamento legittimo. Non è neppure una forma di disobbedienza civile. Nella migliore delle ipotesi sarebbe il presidente di seggio a imbucare la scheda (bianca), nella peggiore ti farebbe arrestare per “turbativa del corretto svolgimento delle operazioni di voto” (art. 44 D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361). Semplicemente, la scheda non la puoi rifiutare.

  3. Nicola Scirchio ha detto:

    Il non voto è una forma di partecipazione politica e il rifiuto della scheda è un problema che si pone nel caso di un “election day” che accorpa più di una competizione elettorale.
    Il 6 e 7 giugno a Cosenza si voterà per le europee e per le provinciali. Io voglio votare solo per le europee dunque dovrò necessariamente rifiutare la scheda delle elezioni provinciali quando mi verrà offerta.

  4. Antonio De Rose ha detto:

    L’accorpamento di più consultazioni rafforza, se possibile, il diritto-dovere di andare a votare. Siamo d’accordo che il non voto è una forma di partecipazione politica. Ma andare e rifiutare la scheda è un comportamento illegittimo. Se ti presenti al seggio, una volta identificato, devi motivare il rifiuto della scheda, ma non puoi farlo adducendo che la Provincia è un ente inutile. Questo argomento lo puoi svolgere in altre sedi, non al seggio.

  5. Nicola Scirchio ha detto:

    Scusami, ma se non ho alcuna intenzione di votare per le provinciali, con o senza motivazioni, non credo proprio che qualcuno possa costringermi a farlo.

  6. Antonio De Rose ha detto:

    Caro Nicola, non devo essere io a spiegarti che il voto è un diritto-dovere. Dunque non solo puoi votare, devi proprio. La legge non prevede delle sanzioni per chi non va a votare, ma ciò non significa che un avente diritto possa rinunciare a farlo. Se non hai intenzione di andare a votare, stattene a casa. Se ti presenti al seggio è implicità la tua richiesta, indirizzata al presidente, di una scheda elettorale e una matita indelebile per votare in ciascuna delle consultazioni che si tengono quel giorno.

  7. Nicola Scirchio ha detto:

    Se si dice “un avente diritto” e non “un avente dovere” vorrà pur dire che chi rimane a casa (per scelta e non per disinteresse) non è biasimabile.
    Personalmente desidero che l’affluenza per le provinciali sia bassa, ma se andrò a votare per le europee risulterò anche fra i votanti per le amministrative e non potrò esprimere in pieno la mia preferenza nè la mia volontà. Credo che la materia vada rivista in quanto, a mio parere, ci troviamo difronte ad un deficit democratico.

  8. Antonio De Rose ha detto:

    Sono in parte d’accordo. Infatti se resti a casa non ti biasimo. Per lo meno non più di tanto.

  9. donato ha detto:

    Comprendo lo sfogo di Nicola ma non il suo dire. Credi davvero che i due maiali (destra e sinistra) rinuncino a degli enti nei quali possano inserire i propri “promotori”? E se anche fosse dove li dovrebbero “spostare” (altri enti, comunità montane, ecc.) e chi li pagherebbe se non noi? E i dipendenti? Per legge verrebbero spostati in altri enti e i costi li pagheremmo sempre noi. E gli introiti? Pensa davvero che non verrebbero incamerati da regione, comune, stato? Sei un illuso.
    Veniamo al vero tema:
    Premesso che le schede bianche e nulle non vengono conteggiate per i premi di maggiornaza, non votando, non fai altro che abbassare i quorum degli sbarramenti per cui potresti essere proprio tu che fai entrare nella provincia quel tale partitucolo di quel grande figlio di brava donna che non vuole lavorare…
    Se ti fai registrare, DEVI ritirare tutte le schede della votazione e non puoi farneticare sulle tue motivazioni personali poichè puoi rifiutare la scheda solo se è sgualcita, segnata, non timbrata o firmata.
    (te ne viene consegnata un’ altra)
    Il segretario NON può e non DEVE verbalizzare le tue pur condivisibili idee di rifiuto; può e deve verbalizzare tue possibili rimostranze solo se noti uno scorretto svolgimento delle operazioni di voto. Se insisti con la richiesta, il presidente può farti espulgere dalla sala, lo verbalizza, e poi dovrai riportare le tue IDEE (?) a un giudice con tanto di avvocato che dovrai pagarti.
    Se mi permetti un consiglio: vai a votare e vota anche alle provinciali. All’ opposizione (quella vera) c’è qualcuno…

    • Nicola Scirchio ha detto:

      1- Beh, innanzitutto ho semplicemente detto che a mio parere l’ente Provincia non è indispensabile, dunque votare sarebbe un atto poco coerente da parte mia. Non ho nè proposto soluzioni per il personale, nè vivo nell’illusione che “i maiali” rinuncino a tale ente. Nè pretendo che il mio pensiero venga messo a verbale dal presidente del seggio. Nè ho alcuna intenzione di farmi espellere (..) dalla “sala”.

      2- Dal suo commento, sig. Donato, sembrerebbe che i figli di buona donna che non vogliono lavorare siano tutti iscritti ai partiti minori o partitucoli. Vuole spiegarsi meglio?

      3- Se lei, sig. Donato, comprende il mio sfogo come mai afferma che non posso “farneticare” sulle mie motivazioni? Farneticare significa vaneggiare, dire cose senza senso o assurde.

  10. Mario Artese ha detto:

    Il voto è un dovere “civico” qualora ci sia tra i “concorrenti” almeno un partito in sintonia con le idee politiche del votante, ecco quello che penso.
    Non mi si può imporre di votare chi aborro!
    Ergo: vado al mare.
    E che nessuno “se ne esca” con la solita chiacchiera del momento particolare, del consegnare il paese al bandito di turno (sappiamo tutti di chi parlo), del turarsi il naso di Montelliana memoria etc etc.
    Quindi, ribadisco, non vado al seggio anche per evitare che il presidente mi espulga …espluga, insomma, per evitare di essere espelso.


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