La “clinica degli orrori”

Calabria: mare, sole, cultura, arte, storia, popoli, dialetti, musica, danze, leggende, lotte, briganti, boschi, montagne, natura, paesaggi, valli, campagna, pascoli, folklore, costumi, sagre… ‘ndrangheta, omicidi, criminalità, malaffare, corruzione, cemento, rassegnazione, fondazione Papa Giovanni XXIII. La regione più bella e più brutta d’Italia. Quella che ospita fra i suoi monti a due passi dal mar Tirreno un paesino di 700 anime chiamato Serra d’Aiello. Proprio lì, nascosta in questo borgo, la “clinica degli orrori” dà ricovero a malati, invalidi, vecchi, mutilati ecc. Ed è lì che le indagini del sostituto procuratore di Paola, Eugenio Facciolla, si sono concentrate per tentare di far luce sulle 12 sparizioni improvvise, i 15 probabili omicidi e i circa cento casi di maltrattamenti e lesioni gravi ai danni dei malati inermi.

Nel luglio del 2007 le indagini hanno portato all’arresto dell’amministratore della fondazione religiosa che gestiva la clinica, Don Alfredo Luberto. Per mettere insieme un inventario degli oggetti trovati nella sua bella casa i finanzieri hanno impiegato dodici (12) ore: disegni di De Chirico, scatole piene di ori e argenti, una rara collezione di orologi, un leggio opera di Giacomo Manzù, mobili di lusso, una sauna e una palestra in mansarda, mentre la clinica che lui, coi soldi della Regione, amministrava, doveva far i conti con mancanza di coperte, epidemie di scabbia, finestre senza vetri, sporcizia, servizi igenici che nessuno mai puliva. Per sostenere i servizi di questo lager-manicomio la Regione Calabria (noi) sborsa dai 110 ai 195 Euro al giorno per ciascun malato, ma secondo i periti della procura di Paola, all’assistenza ai degenti andavano 8-11 euro. Il resto finiva nelle tasche di Don Luberto, della sua fondazione Papa Giovanni XXIII e di chissà chi altro. Nell’atto d’accusa si parla di 13 milioni di euro sottratti alla gestione della struttura sanitaria e di 15 milioni di contributi mai versati ai dipendenti. I reati contestati sono truffa, associazione a delinquere e appropriazione indebita.

Dopo lo scandalo dei soldi sono state rinvenute le cartelle cliniche taroccate, tutte uguali da sembrare compilate in fotocopia. Molte cartelle cliniche non sono mai state trovate e hanno fatto scattare le indagini sulle morti sospette. Dal 1997 sono iniziate le misteriose scomparse di alcuni pazienti: emblematico è il caso di Domenico Antonino Pino che aveva 29 anni ed era rinchiuso al Papa Giovanni XXIII da 12. Una notte, nel 2001, secondo il suo compagno di ricovero, due uomini in camice bianco sono entrati nella stanza e lo hanno  prelevato portandolo via con la forza. Nessuno ha creduto a queste parole dando del matto al testimone e qualcuno dell’istituto arrivò a dire che Pino era andato via da solo sulle sue gambe, in realtà era immobilizzato da bambino su una sedia a rotelle. I parenti lo hanno cercato invano per anni.

Alcuni giorni fa (9 marzo 2009) sono state rinviate a giudizio 27 persone, il primo della lista è il boss Don Luberto (che fra i suoi vizi e i suoi lussi annovera anche la passione per le Harley Davidson, le motociclette americane). In Calabria esistono diverse cliniche convenzionate che funzionano bene, ma che sopravvivono a stento a causa dei ritardi delle sovvenzioni. I nostri soldi, a quanto pare, non contribuiscono al miglioramento né al sostentamento del servizio sanitario regionale, ma servono a far fare la bella vita a qualche malfattore e agli amici compiacenti.

Da calabrese, prima di tutto, e da cittadino desidero fortemente che venga fatta chiarezza su tutta questa sporca vicenda e che vengano fuori tutti i nomi e i cognomi dei responsabili. E che paghino, finalmente.

Powered by ScribeFire.

Annunci

2 commenti on “La “clinica degli orrori””

  1. Antonio De Rose ha detto:

    Le scene, diffuse da stampa e televisione, al momento dello sgombero della clinica, del trasferimento dei degenti, toccano la pancia dell’opinione pubblica. Ma c’è da dubitare della stessa buona fede dei dipendenti del Papa Giovanni. I quali oggi manifestano per la chiusura dell’impianto, ma ieri hanno taciuto la situazione di intollerabile precarietà in cui versavano i malati e loro stessi. La frode di Luberto non si è consumata solo sulla pelle degli ospiti della clinica, ma su quella del personale, con il mancato versamento dei contributi previdenziali. La paura di perdere il posto, ottenuto magari per intercessione di qualche esponente politico presso la curia vescovile di Cosenza in cambio di ulteriori finanziamenti, s’è tradotta in un comportamento omertoso che ha contribuito, è di tutta evidenza, ad aggravare la situazione.

  2. Nicola Scirchio ha detto:

    Caro Antonio, sono perfettamente d’accordo. Forse ho avuto una reazione troppo fredda, ma non ho provato pietà per i dipendenti che forse perderanno il lavoro. Sono stati per anni vittime, ma anche complici di Don Luberto, e hanno taciuto a discapito dei pazienti.
    Non ho provato pietà anche quando uno dei dipendenti ha affermato:” U cchiù fissa avanza 40 mila euro”.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...