Per una democrazia governante. Una testa, un voto.

Nel suo intervento all’assemblea dei parlamentari del Pdl, lo scorso 10 marzo a Roma, il presidente del Consiglio ha avanzato una singolare proposta che s’inquadra, paradossalmente, nel più generale ambito di riforma dei regolamenti parlamentari. Per sveltire i lavori, il voto del capogruppo valga per tutti, fatte salve le astensioni e i voti contrari di quei deputati o senatori che non dovessero condividere la cosiddetta “linea del partito”. Fin qui la provocazione del Cavaliere.

Personalmente credo nell’opportunità di rivedere i regolamenti parlamentari al fine di accelerare il processo legislativo. Penso soprattutto che dovremmo rinunciare ad un bicameralismo perfetto che non trova più giustificazione sul piano funzionale e della stessa rappresentanza degli interessi territoriali. La loro compensazione con il superiore interesse nazionale dovrebbe avvenire, sul modello degli altri ordinamenti federali e decentrati, in una camera alta. Non sono troppo favorevole ad un contingentamento dei tempi di discussione e dichiarazione di voto severo come quello in vigore, ma comprendo l’esigenza di scongiurare lo stallo della legislazione, la paralisi decisionale, la deriva assembleare della forma di governo.

Il presidente del Consiglio pone un problema vero, insomma, ma la cura che individua è possibilmente peggiore del male. Il parlamento è già la rappresentazione, per altro imperfetta, del popolo sovrano, soggetto politico in cui risiede il potere che legittima tutti gli altri. Non è ipotizzabile, dunque, un’ulteriore delega della funzione legislativa, un “rappresentante dei rappresentanti”: questo sarebbe il capogruppo che vota per gli altri. Berlusconi sostiene che i suoi parlamentari “si sentono deprimere con votazioni continue”. Ma deputati e senatori votano schiacciando un tasto, in una frazione di secondo. Di recente, grazie al presidente della Camera Fini, è stato pure introdotto il voto elettronico anti-pianisti. Se non conoscono bene l’articolato di un disegno di legge o il contenuto di uno specifico emendamento i parlamentari possono votare coerentemente con le indicazioni del partito, se non le condividono astenersi o votare contro. Ma è un loro preciso dovere partecipare ai lavori d’assemblea.

Evidentemente il Cavaliere non è bravo ad esprimersi per paradossi. Un conto è, infatti, ragionare della razionalizzazione della forma di governo in termini volutamente audaci. Un altro è proporre una riforma dei regolamenti parlamentari sulla base di un modello di “democrazia debole” che mortifica l’istituzione fondamentale della Repubblica. In Italia non siamo ancora riusciti ad implementare un premierato forte che il Cavaliere immagina una forma di governo ultra-presidenziale, con un parlamento che ratifichi le decisioni assunte dall’esecutivo. La sfida della sinistra diventi la trasformazione della nostra in una “democrazia governante” mantenendo ferma la centralità delle camere elettive. E valga sempre il principio di “una testa, un voto”.

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3 commenti on “Per una democrazia governante. Una testa, un voto.”

  1. Nicola Scirchio ha detto:

    Silvio Berlusconi sta alla democrazia come io sto all’ingegneria aerospaziale.

  2. Antonio De Rose ha detto:

    Caro Nicola, probabilmente la proporzione é corretta. Ma io mi domando: in che rapporto stanno gli italiani con la democrazia? A che punto siamo con la maturazione di una cultura liberale e democratica in questo paese? Il populismo che dilaga, tanto a destra quanto a sinistra, in questa fase di crisi di fiducia nella classe politica mi angoscia.

  3. Nicola Scirchio ha detto:

    La situazione è chiara. Torno sulla proporzione:
    gli italiani hanno scelto Berlusconi, è come se la NASA scegliesse me per pilotare lo space shuttle.
    Con questo voglio dire che la cultura, non solo liberale e democratica, ma più in generale politica degli italiani è in stato di vegetazione.


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