La verità è che non gli piaci abbastanza

Antonio De Rose – Lavoro ispirato al manuale omonimo di Greg Behrendt e Liz Tuccillo su “le scuse che gli uomini raccontano e le donne si bevono”¹ in amore. La tesi del film, evidentemente la stessa del libro, è molto semplice: la sola spiegazione all’indifferenza di un uomo verso una donna, dopo un incontro, una relazione fugace, o anche dopo anni di convivenza che non si risolve in matrimonio, è, o dovrebbe essere, che lei non gli piace abbastanza.

Inutile cercare altre spiegazioni, affannarsi. Sbagliato concedere all’uomo il beneficio del dubbio. Le donne dovrebbero, invece, immaginare quello maschile come un mondo che inverte i termini fondamentali della sfera sentimentale femminile. L’irriducibile schematismo che Behrendt elabora e il regista Ken Kwapis ci propone in un formato comico davvero godibile è spiazzante. Persino per un uomo che, in teoria, dovrebbe condividere il punto di vista dell’autore. In teoria perchè, ad esempio, io non lo condivido per niente.

Prima di tutto contesto la validità di Gigi (Ginnifer Goodwin) come campione rappresentativo del genere femminile. Il suo impaccio, le sue paranoie, non hanno niente a che vedere con la disinvoltura della donna moderna, con la “padronanza” di sentimenti che le è propria. Il film esaspera il divario tra generi, che pure esiste. Sia l’uomo che la donna ne escono con le ossa rotte. Lui sarebbe un automa, perciò privo di una sfera emozionale; lei una sfigata, un’incapace, passata sotto una specie di giogo mentale, costretta in uno stato di soggezione psichica nei confronti del maschio sin dall’infanzia.

Ma la realtà è molto più complessa della lettura che ne danno Berhendt e gli sceneggiatori che hanno curato l’adattamento cinematografico del suo primo libro. La loro ricerca è comunque utile alla riflessione su almeno due aspetti salienti del mutamento sociale e dello stesso dualismo uomo/donna. Il primo è la solitudine dell’essere umano contemporaneo a dispetto della sempre maggiore libertà individuale, in particolare dei costumi. Correlativamente a questo elemento c’è la difficoltà dell’uomo di trovare un completamento nella donna, e viceversa, al di fuori della sfera sessuale. Sì, insomma, è sempre più difficile immaginare una relazione forte tra persone di sesso diverso, una reductio ad unum delle differenze, non certo fisiologiche, ma socio-culturali dell’identità di genere. Qui non c’entra il discorso intorno alla parità dei sessi. Piuttosto chiamerei in causa l’evanescenza dei rapporti personali in tutti gli ambiti della società: famiglia, lavoro, etc.

Un film, dunque, solo in apparenza leggero. Oltretutto ben girato, con un cast di prim’ordine. Voto 7,5.

Evelina Piraino – La tua analisi del film è, come sempre, profonda ed attenta. E la condivido in parte.
La mia perplessità sul film (godibilissimo, con un ottimo cast e più serio di quanto sembri in superficie) è dovuta al fatto di aver letto il libro, e lì il campione di donne “studiate” è ben più ampio, così come la relativa analisi delle possibili situazioni amorose (tutte prese da lettere che realmente le lettrici inviano all’autore).
Quello che dal libro si evince, e dal film forse poco traspare, è la paura che ogni donna ha di rimanere da sola. Ed è questo che da vita a tutta una serie di ossessioni-compulsioni verso il genere maschile, da cui molte accettano qualunque cosa, perchè “poco è sempre meglio di niente”, giustificando fino all’inverosimile ogni nefandezza.
Perchè ammettere di non piacere ad un uomo è troppo umiliante per una donna. Molto meglio pensare che lui sia stato investito da un camion, se non fa una telefonata.
Greg Behrendt, punto di vista e protagonista quasi assoluto del bestseller, ci spiega che quando un uomo vuole veramente una donna non esistono giochetti, titubanze, ex fidanzate, traslochi, stress lavorativi che tengano. Lui la rende felice.
Forse è una lettura troppo assolutista, magari non tutti gli uomini hanno tanta consapevolezza di sè stessi e dei propri sentimenti, ma incita le donne a pretendere di più. Perchè meritano di più.
Voto del film, per me: 7

Antonio De Rose – L’incitamento, se vuoi, è rivolto anche agli uomini. A pretendere più da sé stessi, mentre le donne meriterebbero di più dagli uomini. Al tema della solitudine accennavo pure io nel post. Significa che dal film questa paura traspare eccome. Solo osservo che non è un’angoscia tutta al femminile.

Francesca R. Lupi – Il film è carino, il cast stellare. Condivido entrambi i punti di vista, sia quello di Eva che quello di Antonio. Personalmente non mi ritrovo in nessuna delle icone femminili teorizzate nel film, più che altro appartengo a quel (nutrito, ahimè) gruppo di donne che ha un pò paura del sesso opposto e soprattutto di coinvolgimenti che potrebbero far deviare dalla sfera razioale. Ma crescerò!! Anche da una prospettiva maschile ritengo che lo spaccato presentato sia un pò troppo riduttivo, voglio ancora sperare che ci siano uomini più sensibili al mondo. In ogni caso quello che è stato presentato non è il mondo maschile in assoluto, ma solo storie di vita quotidiana. Insomma il film è ok, ma, per me, non un capolavoro. Voto 6.

(1) Greg Behrendt, Liz Tuccillo, La verità è che non gli piaci abbastanza, Tea, Milano, 2007, pp. 210, Euro 7,50.

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