Travaglio avvicina un pubblico di volenterosi

Il “teatro civile” di Marco Travaglio è approdato a Rende (CS) facendo il tutto esaurito. La rappresentazione degli ultimi quindici anni di storia della Repubblica, inscenata dal giornalista e scrittore torinese, si basa su testi dello stesso Travaglio. Lo spettacolo è diviso in sette quadri. Ogni parte è scandita dal contributo musicale di due bravi artisti, Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi, i quali eseguono un mix di tracce audio, documenti che spaziano da Martin Luther King a Gandhi, da Borsellino a Craxi, fino a Berlusconi, su arrangiamenti downbeat.

Gli intervalli danno allo spettatore il tempo di assimilare i contenuti della narrazione, di riprendersi dal suo ritmo incalzante. Travaglio scuote la nostra memoria, ripercorre gli eventi che a partire dal 1992, dunque alla portata di un uditorio relativamente giovane, hanno determinato per il presente una situazione di gravissima incertezza sull’avvenire delle istituzioni democratiche del nostro paese. Tangentopoli, lo stragismo mafioso, la scesa in campo di Berlusconi, il suo clamoroso conflitto d’interessi, il primo centrosinistra, la bicamerale e via discorrendo fino alle cronache dei giorni nostri.

La dovizia dei particolari inerenti le inchieste giudiziarie, vagliati con grande cura, il racconto di fatti che sembrano rimossi dalla memoria collettiva, avvicinano un pubblico numericamente non tanto significativo, ma almeno volenteroso, all’ideale di cittadino informato, libero da ogni condizionamento ideologico o di parte. Dotato, cioè, di una capacità di discernimento tale da non prendere per buono ciò che dice lo stesso Travaglio, le connessioni che stabilisce, la sua lettura dei fatti resa con uno stile impeccabile, senza coltivare il dubbio, in maniera acritica.

Mani pulite, ad esempio, fece pubblica luce sul metodo clientelare e tangentizio nella gestione del potere che aveva retto per anni prima di essere, non dico scoperto perchè sarebbe un falso, ma perseguito penalmente. La subalternità della magistratura e più in generale dell’amministrazione, altra faccia del governo della cosa pubblica, al potere dei partiti è un fatto così come la corruzione morale e l’incapacità politica della nostra classe dirigente, denunciata da Travaglio nei suoi lavori. La critica nei confronti della tecnocrazia, che a cavallo tra prima e seconda repubblica provò ad occupare il vuoto della politica senza averne la legittimità, fa difetto a Travaglio, alla sua ricostruzione giornalistica e, in questo caso, drammaturgica.

Accattivante, ironico, tiene il palcoscenico con sobrietà, diretto da Ruggero Cara. Non fa l’attore, Travaglio. Piuttosto continua a fare il suo mestiere. Come sempre.

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2 commenti on “Travaglio avvicina un pubblico di volenterosi”

  1. Nicola Scirchio ha detto:

    Promemoria è la parola giusta.
    Non dobbiamo dimenticare.

    La disastrosa e vergognosa situazione politica odierna non è altro che la prosecuzione della vecchia prima Repubblica. La mafia esiste, le tangenti esistono. E’ cambiata solo la strategia: qualcuno ha capito che è meglio agire sottobanco. E qualcun altro ha capito che manipolando l’informazione, bombardando la gente con notizie fondamentalmente prive di interesse pubblico (Cogne, Garlasco, Erba, Caffarella, in pratica stupri e omicidi) si riesce a distogliere l’attenzione dai problemi di reale importanza.
    Silvio Berlusconi, è stato virtualmente condannato per corruzione (caso Mills), soltanto virtualmente perché il lodo del suo schiavo-ministro Alfano lo ha salvato dal carcere. Queste sono le notizie vere!

  2. Evelina Piraino ha detto:

    Si dice che l’informazione, la conoscenza, renda l’uomo libero… un Paese che vive nell’omertà, nel silenzio dei media, nell’ingiustizia sociale, non può definirsi democratico, nè orientato al progresso, civile, così come economico.
    Travaglio ha riportato alla nostra mente fatti vergognosi di quella Italietta, ancora così attuale, di cui tutti avremmo voluto dimenticarci, ma che disgustano a risentirli, e non poco.
    Durante lo spettacolo, non sapevo se ridere o piangere, pensando a quanto gli italiani siano indifferenti e smemorati.
    Mi auguro che le parole di Travaglio abbiano, non solo scosso, ma risvegliato, un pò di coscienza civile sopita. E non si dica che la sua è solo demagogia.
    Alla prossima, cari


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