Dopo il “teatro civile”, riecco la televisione di servizio

La trasmissione Che Tempo Che Fa, mercoledì scorso su Rai Tre, ha ospitato in un suo speciale lo scrittore Roberto Saviano, autore di un celebre libro inchiesta sulla Camorra, sul sistema di potere criminale che in Campania, ma non solo, pone sempre di più un problema di sovranità sostituendosi, l’autorità delle “famiglie”, a quella dello Stato.

Dalla pubblicazione del suo Gomorra, Saviano vive scortato da sette agenti che si alternano nella custodia di un obiettivo sensibile, certo. Ma lo stesso scrittore ci tiene a precisare che il vero target dell’organizzazione criminale non è tanto lui, quanto noi, suoi lettori e ascoltatori. La Camorra, infatti, teme che al di fuori del tradizionale ambito d’influenza territoriale, culturale, antropologica, dell’associazione mafiosa, che intanto ha ampliato i suoi interessi nell’economia legale, specie finanziaria, possiamo prendere coscienza di un fenomeno che non è affatto circoscritto alla Campania e, più in generale, al Mezzogiorno d’Italia.

Per svolgere un controllo civile sul rispetto della legalità, sul livello di penetrazione del potere mafioso nelle istituzioni e della sua diffusione nella società, dobbiamo, però, essere in grado di decodificare il linguaggio dell’omertà, della connivenza. A questo proposito Saviano ha spiegato come, attraverso la stampa locale, i clan camorristici gestiscono le informazioni influenzando l’opinione pubblica. Il ritorno in termini di popolarità, di legittimazione proprio, della Camorra garantisce l’organizzazione forse più delle gesta eclatanti, dei fatti di sangue che pure si ripetono senza soluzione di continuità nelle province campane. La diffamazione è un’arma altrettanto incisiva.

Gli scrittori Paul Auster e David Grossman hanno riconosciuto il valore letterario di Gomorra, il suo significato sociale, in un dibattito moderato dal conduttore Fabio Fazio. Il quale si è distinto per aver fatto ammenda del mancato rilievo dato a notizie che meriterebbero ben altra eco. Invece sono relegate ad un piano locale, come se la manifestazione per l’anniversario dell’uccisione di un prete impegnato contro la mafia non interessasse ai lettori dei grandi quotidiani o al vasto pubblico delle televisioni generaliste. Invece dovrebbe. Dopo il “teatro civile” di Travaglio, una televisione finalmente di servizio per cui valga la pena pagare il canone.

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2 commenti on “Dopo il “teatro civile”, riecco la televisione di servizio”

  1. Nicola Scirchio ha detto:

    Tu lo conosci Roberto Saviano?

    Ecco le risposte degli studenti del liceo scientifico di San Cipriano (Casal di Principe)

    “E’ nu scem’”

    “La prossima volta si faceva i fatti suoi”

    “Era meglio che stava ‘a 167 (secondigliano) appost’ e fa sti ccose, stu scem’”(ridendo)

    “Se stava zitto stava più sicuro”

    “Se Saviano non parlava, a Casale non succedeva niente, stavano tutti tranquilli”

    “Minacce, non minacce… secondo me non è vero, è un fenomeno mediatico”

    “Ora non stiamo più tranquilli”

    “L’invasione dell’esercito è colpa di Saviano”

    “Prima la camorra ci faceva stare tranquilli”

    “Inquinano il territorio e spacciano droga? Ma non è vero, non è vero proprio!”

    “Non bisogna fare niente perché….a noi la camorra non da nessuno fastidio”

    “L’esercito non fa male alla camorra, fa male a noi. Fermano i motorini e chi non sta a posto comunque ci va per sotto”

    “E’ una pedina in mano allo Stato, è stato sfruttato e abbandonato, verrà ucciso dai servizi segreti e ci andremo di mezzo noi”

    No Comment.

  2. ExifitoSninty ha detto:

    Various of guys write about this topic but you said some true words!!


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