Razzismi, Durban II e il caso Balotelli

Razzismo / 1
Il discorso di Mahmoud Ahmadinejad ha scosso la conferenza Onu sul razzismo di Ginevra. Soprattutto, le parole del leader iraniano hanno giustificato ex post la determinazione di molti paesi, tra cui l’Italia, a non partecipare ai lavori della cosiddetta “Durban II”.

Ex post perchè la decisione del nostro Governo, istruita nello scorso mese di marzo dal Ministro degli Esteri, Franco Frattini, sul momento non mi era parsa condivisibile. Stando, almeno, agli obiettivi dichiarati della conferenza. Che avrebbe dovuto fare il punto sulla piaga del razzismo e prevenire l’insorgenza di conflitti su base etnica finendo, invece, per amplificare le differenze.

E’ vero, i precedenti non erano incoraggianti. Già nel 2001, a Durban (Sudafrica), il razzismo, nella sua versione antisemita, s’era rivelato un atteggiamento attuale, diffuso. Prendo atto che a distanza di otto anni la situazione è addirittura peggiorata. Alle parole di Ahmadinejad i delegati europei hanno reagito abbandonando i lavori, convalidando, dunque, la posizione di Israele, Canada, Stati Uniti, Italia, Germania, Olanda, Svezia ed Australia che temevano l’ennesima uscita del leader iraniano.

A poco vale che la dichiarazione finale della conferenza sia stata attentamente bilanciata dai suoi redattori, come ha dichiarato il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Il presidente della repubblica islamica dell’Iran ha contraddetto gli obiettivi della piattaforma. Ad un vertice contro il razzismo, da un negazionista e rappresentante di un paese che discrimina ingiustamente donne, omosessuali e minoranze religiose, si sono levate accuse di razzismo ad Israele (sic!). Il bue che chiama cornuto l’asino.

La politica estera e di difesa di Tel Aviv è controversa, censurabile quanto si vuole, specie se guardiamo ai recenti sviluppi del conflitto israelo-palestinese, ma la categoria di razzismo non si attaglia né al popolo, né al governo dello Stato ebraico.

Razzismo / 2
I cori razzisti rivolti dai tifosi della Juve al giocatore dell’Inter Mario Balotelli sono la manifestazione di un evidente disagio psichico che interessa tanta parte del cosiddetto “tifo organizzato” nel nostro Paese. Certi disturbi non dovrebbero trovare sfogo negli stadi di calcio, ma in strutture ospedaliere appositamente dotate per il trattamento di casi patologici come i sedicenti tifosi della Juve che sabato hanno usurpato i seggiolini dell’Olimpico di Torino. Questi spettano agli sportivi.

Troppo lieve è stata la sanzione irrogata dal giudice sportivo che ha condannato la Juventus a disputare la prossima gara interna a porte chiuse. Il referto dell’arbitro evidenzia, infatti, la molteplicità delle occasioni in cui si sono verificati i cori razzisti «in vari settori dello stadio» e «l’assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissuasivi da parte della società». L’atteggiamento dei tifosi rileva a mio avviso sul piano dell’ordine pubblico. Andavano identificati, grazie ai tagliandi nominativi, e banditi dai campi di calcio per anni.

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