Caso Avvenire, in gioco c’è la libertà di stampa

Lo scandalo sessuale sollevato intorno alla persona dell’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, risponde all’aberrante logica di una guerra tra bande. Da una parte il presidente del Consiglio con i suoi vizi privati e il solito, gigantesco, conflitto d’interessi. Dall’altra quella parte di società civile che domanda di vedere realizzato un diritto fondamentale: la libertà d’informazione. Sono d’accordo che deve esserci corrispondenza tra i valori che si professano pubblicamente e i comportamenti privati, specie quando si hanno responsabilità di governo. L’ipocrisia dell’homo publicus è tanto più insopportabile quanto più una società si presume libera e democratica. Il discorso vale anche per il direttore di una testata giornalistica che fa capo ad un’altissima autorità morale, la Chiesa. Dino Boffo aveva fino a ieri la responsabilità di un giornale d’opinione, portatore di idee conformi alla morale di un gruppo sociale, quello dei cattolici osservanti, che assume la fornicazione e la prostituzione come atti intrinsecamente e gravemente disordinati, addirittura indegni di un essere umano. Figuriamoci di un capo di governo. Ma il profilo tenuto sul caso Letizia e quello delle “escort” dal quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana è stato, per la verità, basso fintanto che i lettori del giornale non sono insorti, lo scorso mese di agosto, con una serie di lettere particolarmente esigenti nei confronti della testata giornalistica e del suo direttore che non avevano stigmatizzato a sufficienza i comportamenti privati del premier. La notizia che Boffo avrebbe molestato telefonicamente una donna al fine di indurla a lasciare un uomo di cui l’ex direttore di Avvenire sarebbe stato amante è grave, ma i fatti risalgono al 2002. Dunque è lecito dubitare che “l’informativa” sia stata usata come una tagliola: fatta scattare dalla stessa preda, dal suo moralismo vero o falso, ha determinato le dimissioni di Boffo dall’incarico che ricopriva da quindici anni e pregiudicato la formazione di un’opinione critica nei confronti del presidente del Consiglio, della sua integrità morale e intellettuale. In ballo, insomma, non c’è solo l’onorabilità di Dino Boffo, che dopo essersi congedato dai lettori pare stia studiano delle azioni legali; in gioco c’è la libertà di stampa in questo paese.

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2 commenti on “Caso Avvenire, in gioco c’è la libertà di stampa”

  1. Nicola ha detto:

    Faccenda molto intricata. “Littorio” Feltri ha dato dimostrazione di grande professionalità: ha quasi raggiunto Fede nella gara al lecchinaggio.

  2. Ste ha detto:

    Già, il Premier Papi…ehm…Berlusconi può propugnare i suoi slogan sulla libertà di stampa in Italia quanto vuole, ma il fatto che ad attaccare Boffo [che personalmente non ho mai stimato molto, ma queste sono considerazioni personali] sia, per puro, purissimo caso, proprio la testata giornalistica di cui è azionista la famiglia Berlusconi non credo lasci molti dubbi. Il problema è che tutti sembriamo accorgerci di ciò, ma troppo pochi sembrano aver la voce per gridarlo. E il teatrino tira avanti.


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