La riforma sanitaria di Obama. Nessuna palingenesi, solo razionalizzazione

La concezione universalistica del diritto alla salute secondo cui ogni uomo, indipendentemente dal reddito, ha il potere di agire a tutela del proprio stato di benessere fisico, psichico e sociale, si traduce nei regimi democratici in un sistema di norme con il quale lo Stato promuove l’uguaglianza sostanziale delle persone meglio noto come Stato sociale (o welfare state). Se nell’Europa continentale i diritti sociali si fanno derivare dalla cittadinanza, nei paesi anglosassoni, dunque negli Usa, derivano dall’effettivo stato di bisogno delle persone. Ad esempio poveri e anziani sono assistiti dal governo federale americano attraverso programmi come Medicaid per i lavoratori a basso reddito e Medicare per gli ultrasessantacinquenni in condizioni economiche disagiate. Gli altri, la stragrande maggioranza dei cittadini statunitensi, devono acquistare i servizi sanitari sul mercato. Dunque la salute diventa un bene valutabile dal punto di vista patrimoniale, dunque un diritto che dovrebbe essere fondamentale della persona retrocede a mero interesse. E allora o si è alle dipendenze di un’azienda che paga un premio assicurativo per ciascun lavoratore – a detrimento del reddito salariale, ndr – oppure il rischio sociale è sempre più individualizzato, rimesso alla libertà di chi, potendo permettersi un’assicurazione, decide di scommettere lo stesso sulla propria salute (e non sono pochi negli Usa). Al di fuori dello schema assicurativo privato e da quello assistenziale pubblico sono quei cittadini dal reddito medio-basso che non possono acquistare una polizza, nè sono assistiti dallo Stato. Barack Obama mira ad estendere l’efficacia dei programmi federali sopracitati e ad innalzare l’efficienza complessiva del “sistema” attraverso la concorrenza tra assicurazioni private e cooperative no profit (c.d. “moderatori di mercato”). Un incremento degli operatori determinerebbe, grazie ai minori costi di produzione dei servizi, l’allargamento della base di cittadini assicurati. I detrattori di questo piano temono un aumento della spesa pubblica che, a ben vedere, è già tra le più alte del mondo! Il paradosso è che non riesce a garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani. Il presidente Obama è dipinto come un bolscevico dall’opposizione e dalle lobbies, assicurative e farmaceutiche, che difendono un meccanismo speculativo per il quale gli oneri della sanità, della ricerca scientifica e tecnologica sono in gran parte sociali, mentre i vantaggi individuali. All’orizzonte non si profila alcuna palingenesi dell’esistente, bensì l’organizzazione di un sistema di protezione sociale che attualmente non c’è, finalmente razionale, coerente con lo spirito della politica e dell’economia americane per un verso, con l’esigibilità del diritto alla salute da parte di tutti i cittadini americani per un altro.

Leggi Lavoro, sanità, guerra. Le rose e le spine di Mr. Obama – Leggi Come funziona la sanità americana – Leggi Perché la sanità americana è la più costosa del mondo.

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One Comment on “La riforma sanitaria di Obama. Nessuna palingenesi, solo razionalizzazione”

  1. […] La riforma sanitaria di Obama. Nessuna palingenesi, solo razionalizzazione La concezione universalistica del diritto alla salute secondo cui ogni uomo, indipendentemente dal reddito, ha il potere di agire a tutela del proprio stato di benessere fisico, psichico e sociale, si traduce nei regimi democratici in un sistema di norme con il quale lo Stato promuove l’uguaglianza sostanziale delle persone meglio noto come Sta blog: Arancia rossa | leggi l'articolo […]


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