Fini, verso palazzo Chigi

Il dissenso di Fini dalla leadership di Berlusconi su temi come l’immigrazione o la bioetica, per non parlare dello scandalo sollevato dalla fondazione Farefuturo, presieduta dallo stesso Gianfranco Fini, circa i metodi di selezione dei candidati e delle candidate al parlamento di Strasburgo (veline e attricette), hanno messo l’esponente della Destra Nazionale in minoranza nel Pdl.

Il Popolo della libertà, nato per iniziativa di un “sol uomo” sul predellino di un’ammiraglia tedesca, è lontano dall’essere un vero partito. Privo di una prospettiva culturale e politica per il dopo Berlusconi, senza un’idea di stato e società se non quella che corrisponde agli interessi privati del premier, potrebbe subire un contraccolpo per le divergenti posizioni di uno dei suoi più autorevoli, se non il più autorevole, membro. Non essendo il Pdl abituato al confronto, il timore dell’inner circle berlusconiano è di comunicare all’elettorato proprio l’idea della divisione e della litigiosità interna che sembravano prerogative del Partito democratico.

Fini sarebbe l’uomo giusto per dare al Paese un partito di centrodestra moderno: moderatamente conservatore sul piano etico-sociale, riformatore e liberale in campo economico. Alla sua età, 57 anni, forte di un incarico istituzionale come la presidenza della Camera, è normale che sia stanco di mordere il freno. Sennonché la popolarità del governo Berlusconi, il consenso personale del presidente del Consiglio gonfiato dai risultati nella gestione delle emergenze rifiuti in Campania e terremoto in Abruzzo, solo in parte intaccato dagli scandali sessuali, non lasciano presagire un cambio della guardia a breve.

Le alternative sono due.
Fare buon viso a cattivo gioco, cercare il compromesso nel partito – dunque con Berlusconi – per assumerne la guida in vista delle prossime elezioni politiche, quando il Pdl dovrebbe essere maggiormente radicato nel Paese, a cominciare dalle istituzioni regionali e degli enti locali, e stabilizzato nella sua dialettica interna. Ovvero accasarsi nell’alleanza centrista ispirata da Pierferdinando Casini, che si accinge ad accogliere anche Rutelli e i teodem del Partito democratico. Questa opzione mi sembra, tuttavia, rischiosa per l’immagine che Fini sta dando di sè al Paese, quella di un leader politico di destra sì, ma dalla spiccata laicità.

Se la progressione dell’ex Ministro degli Esteri dei governi Berlusconi bis e ter verso palazzo Chigi è così problematica lo si deve anche agli errori commessi in passato. Egli paga, in particolare, la genuflessione di due anni fa, quando aderì da subalterno alla costituzione del Popolo della libertà azzerando a destra i nemici del Cavaliere.

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13 commenti on “Fini, verso palazzo Chigi”

  1. suglir ha detto:

    voto destra, ma non voterei MAI uno come Fini! Mi spiace sia nel pdl, figurati votarlo

  2. Gian Guido Zurli ha detto:

    Mi dispiace, ma da militante del PDL non sono d’accordo. Tra di noi l’impopolarità di Fini è al massimo storico. Berlusconi deve restare finchè la salute glielo consente. Ci sono persone molto più amate di Fini che possono sostituirlo: Brunetta, Tremonti o Frattini (tanto per citarne alcuni). E ve lo dice un ex AN.
    Fini ha proprio una bella faccia di bronzo. Chiede più democrazia nel PDL? Ma quando mai c’è stata democrazia in AN? Ora che il “padrone” non è più lui chiede di essere ascoltato? Forse si è pentito del PDL? Beh doveva pensarci prima.
    Fini farà la stessa fine di Bertinotti. La sua carica lo ha allontanato dalla sua gente (se mai gli è stato vicino) e dalla realtà.

  3. aznesar ha detto:

    Mi associo ai commenti di Suglir e Zurli. Probabilmente il Pdl non è un vero partito, ma Fini non è un vero (nel senso di serio, leale e coerente) politico. Le sue idee cambiano a velocità supersonica e a seconda del ghostwriter di turno (postfascista con Almirante, destrorso moderato con Tatarella, conservatore vecchia maniera con Fisichella, libertario filo-radicale con Alessandro Campi e Sofia Ventura). Forse è un bel contenitore, ma ha avuto troppi contenuti finendo per restare vuoto. E poi, per arrivare a Palazzo Chigi, bisogna essere leader di un partito e avere un cospicuo seguito elettorale: Fini, invece, sembra fare il possibile e l’impossibile per isolarsi e restare ultraminoritario rispetto allla sensibilità (giusta o sbagliata che sia) dell’elettore di centrodestra italiano. E se pensa che certe manfrine come quella sul lodo Alfano (a tre giorni dalla pronuncia della Consulta) possano spianargli la strada per Palazzo Chigi, si illude e si sbaglia di grosso. Personalmente, non lo voterei nemmeno in un ballottaggio con Diliberto o figuri del genere.

  4. amedeo ha detto:

    Nel PDL si sta configurando un vero e proprio contropartito. Basti notare che al voto sul sacrosanto scudo fiscale mancava uno dei finiani della prima ora: l’on. Roberto Menia http://www.robertomenia.it/

  5. Nicola Scirchio ha detto:

    Ma perché l’impopolarità di Fini fra i militanti del Pdl è ai massimi storici? Forse perché ormai non è più fascista? Forse perché ha spesso criticato l’agire del Governo?
    Forse Fini non ha mostrato lealtà e coerenza come dice aznesar? Ma cosa sono lealtà e coerenza? Fede è leale e coerente, Bonaiuti è leale e coerente, Cicchitto è leale e coerente, Bocchino è leale e coerente, CAPEZZONE è leale e coerente ecc… Siamo sicuri che lealtà e coerenza siano sinonimi di lecchinaggio?
    Mi rivolgo agli elettori del centro-destra: fate attenzione, non appiattitevi su Berlusconi, lui ormai è al capolinea e il futuro politico non può essere fatto da lecchini e nostalgici. Forse Fini è l’unico che può portare una certa freschezza. Lo dico nell’interesse di un quadro politico “normale”: con riformisti e conservatori, socialisti e liberali. Possibilmente senza fenomeni atipici come il “berlusconismo”.

  6. Gian Guido Zurli ha detto:

    Ma chi se ne frega del fascismo! Berlusconi, Brunetta, Tremonti e Frattini sono forse noti fascisti??? Vengono dal PSI eppure sono amatissimi da noi elettori e militanti.
    Fine e’ cosi’ impopolare per un semplice motivo, vuole svendere la cittadinanza italiana e il voto a qualsiasi straniero che si comporti bene. Essere contrario non e’ razzismo, ma giusta diffidenza.
    La proposta di Cicchitto e’ popolare: 10 anni per la cittadinanza ed esame severissimo di storia italiana, leggi e lingua.
    La proposta di Fini e’ impopolare e di questo bisogna prenderne atto. Ok che vuole giocare al grande statista che fa leggi impopolari, ma poi deve essere conscio che prima o poi ne raccoglierà’ i frutti.
    Churchill vinse la seconda guerra mondiale perdendo l’impero e, giustamente, venne sconfitto alle elezioni.
    Inoltre Fini e i suoi (pochissimi) seguaci devono capire che le temeatiche da lui incalzate non hanno nulla che vedere col programma di governo e nemmeno con gli interessi dell’elettorato che gli hanno permesso di prendere voti e diventare Presidente della Camera.
    Prima o poi Fini dovrà’ scendere dall’alto del suo scranno e confrontarsi con la sua gente che non lo segue più da tempo.
    Non e’ questione di leccaculismo! Io non lo sono mai stato e se fossi tra i parlamentari da lei citati, farei la stessa cosa, ma perché’ ci credo, non per secondi fini.
    Comunque, il giorno che Berlusconi si ritirerà’, spero il più’ tardi possibile per il bene del nostro Paese, bisognerà’ scegliere il suo successore.
    Mi auguro che il PDL voglia organizzare delle primarie serie, dove il risultato popolare sarà’ certamente per un ex socialista del PDL.
    Alla faccia del fascismo!

    • Nicola Scirchio ha detto:

      A me non piace la proposta di Cicchitto: 10 anni più esami di storia, leggi e lingua. Forse il 75% degli italianissimi italiani italici non supererebbe la prova. Conosco alcuni extracomunitari che sono molto più italiani di molti nostri connazionali.
      Su Churchill: parlare di impero e di colonialismo dopo la seconda guerra mondiale mi sembra anacronistico. L’inghilterra ha perso anche troppo tardi i suoi possedimenti.
      Comunque è sempre interessante scambiare idee ed opinioni, sempre mantenendo una certa educazione.. non come tal Giovanni Agretti.

  7. Giovanni Agretti ha detto:

    Raramente mi è capitato di leggere un pezzullo così mediocre, tanto mediocre da essere di gran lunga superato da commenti assolutamente di buon livello, fatti di intelligenza, buon lessico ed una assoluta disparità rispetto alla mediocrità da manuale dell’estensore. Va bene che siamo solo su Tocqueville, dove la mediocrità è una regola codificata, ma non esageriamo…

    • Antonio De Rose ha detto:

      Il post serve da stimolo alla discussione. L’estensore del pezzullo è lieto di essere superato dai commenti.

    • Nicola Scirchio ha detto:

      Ho dato uno sguardo al Suo blog, caro Agretti. Date le critiche da Lei mosse riguardo al “pezzullo” pensavo di trovarmi difronte ad un grande giornalista e letterato. In effetti mi sono imbattuto in molti vocaboli aulici come: puttane, puttanate, mignotte, vaffanculo, bavosi, smerdare, fottere, uccello di berlusconi ecc.. (non ho perso altro tempo cercando fra i Suoi scritti altre “perle” del genere).
      Che proprio Lei venga aparlare di mediocrità…

  8. Gian Guido Zurli ha detto:

    Ma che simpatico. Quasi come Fini.
    Se dobbiamo scadere su commenti di questo tipo, ditelo….

  9. Francesca ha detto:

    Di quale tipo? Il blog è pubblico come quello di Agretti. Se Agretti commenta il pezzullo di De Rose tacciandolo di mediocrità, credo che in maniera altrettanto democratica Scirchio possa tacciare di volgarità i masterpieces di Agretti. Che ancora tace.


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