Sempronio Presidente

Su Repubblica di martedì 13 ottobre 2009, a pagina 32, Adriano Prosperi, professore ordinario di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, medita le parole della filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense, Hannah Arendt, sulla finzione maggioritaria che «in una democrazia senza costituzione schiaccia i diritti delle minoranze e cancella il dissenso senza nemmeno ricorrere alla violenza» [1].

Il funzionamento delle democrazie rappresentative si basa proprio sulla presunta corrispondenza dell’indirizzo politico del governo, determinato dal suo capo e convalidato dal parlamento – che vota le leggi a maggioranza: perciò finzione maggioritaria, ndr – con la volontà del popolo nella sua interezza, del demos nella sua totalità. Il principio maggioritario correlativamente alla «fiction representative» (Kelsen) permettono alle democrazie moderne di funzionare, rendono possibile la convivenza civile tra decine di milioni di persone che non possono partecipare immediatamente all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese [2].

Se non ci fosse la Costituzione a limitare legislatori e governanti il loro potere sarebbe assoluto, le democrazie muterebbero in dispotismi e le minoranze non sarebbero più garantite nei loro diritti fondamentali. I governi sono legittimati da un voto maggioritario, ma alle maggioranze la Costituzione sottrae alcuni principi cui non è possibile derogare. Altri li rende disponibili solo a maggioranze qualificate, più ampie di quelle che normalmente esprimono il governo.

Il principio di legalità, in base al quale gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la legge, è il fondamentale limite all’esercizio del potere politico. Postula l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, che devono far valere le leggi, dal governo e dal parlamento secondo la classica tripartizione delle funzioni pubbliche: legislazione, amministrazione e giurisdizione [3].

La questione intorno al giudizio di costituzionalità del c.d. lodo Alfano deve rassicurarci e insieme allarmarci. Rassicurarci perchè in Italia esistono ancora organi costituzionali che fanno valere i principi di cui sopra: siamo ancora garantiti. Allarmarci perchè è in corso un attacco, forse solo retorico, non cruento, ma pur sempre grave, all’ordinamento che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri costituenti.

Il presidente del Consiglio crede di essere eletto dal Popolo (nonchè unto del Signore). Anche se fosse, egli dovrebbe ugualmente rispettare i limiti posti dalla nostra carta costituzionale all’esercizio del suo potere; ma non lo è, pure se mi preoccupo che la gente cominci a credere che sia stato effettivamente così. In Italia il capo dell’esecutivo è incaricato dal presidente della Repubblica e, per governare, ha bisogno della fiducia del Parlamento. Non basta scrivere «Sempronio Presidente» su un simbolo elettorale per determinare un cambiamento di regime.

[Note]
1. http://www.libertaegiustizia.it/primopiano/pp_leggi_articolo.php?id=2969&id_titoli_primo_piano=1
2. http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF_Output.cfm?custom_header=01&dpath=/home/htdocs/federalismi_lnx/document/&dfile=22072008194209.pdf
3. Montesquieu Charles L. de, Lo spirito delle leggi, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Classici), 1989, 2 voll., pagg. 1232, Euro 18,00.

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