Tony Blair, of course

Iniziatore di una nuova epopea del socialismo internazionale, sfumata negli ultimi tempi per il venir meno dei suoi tradizionali insediamenti sociali. Europeista più dei suoi stessi elettori, ha abbandonato la prospettiva isolazionista del Regno Unito, trasversale ai principali attori della politica britannica, assumendo su di sè la responsabilità della firma del trattato di Nizza, della Costituzione europea, del più recente trattato di Lisbona. Da presidente dell’Unione Europea [1], Tony Blair potrebbe riscattare l’unico neo di un’altrimenti brillante vicenda politica: l’incodizionato appoggio alla guerra preventiva di Bush, la cui illiceità toccò il suo apice con l’invasione dell’Iraq senza che fossero trovate le armi di distruzione di massa denunciate dai governi alleati nelle sedi internazionali. Un uomo della sua statura merita questa occasione. L’Europa, se vuole giocare un ruolo internazionale di livello pari a quello degli Usa, per evitare una decadenza accelerata dalla partnership economica tra Washington e Pechino [2, 3], deve dotarsi di un leader che le restituisca una visone d’insieme, che sappia rilanciarne ideali, valori e aspirazioni delle origini. Tony Blair, of course.

[Note]
1. http://www.ilfoglio.it/soloqui/3578
2. http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=98&ID_articolo=414&ID_sezione=180&sezione=
3. http://temi.repubblica.it/limes/americina/6836

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