20 anni

La seconda guerra mondiale conobbe il suo tragico epilogo nel 1945, quando due bombe atomiche vennero sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Il conflitto armato cessò e finalmente i popoli tornarono a respirare aria di pace. Ma non a Berlino. Già nel 1949 la Germania era divisa in due, nacquero la Repubblica Federale Tedesca e la Repubblica Democratica Tedesca. Berlino era spaccata in quattro settori, la parte ovest sotto il controllo degli alleati e la parte est amministrata dal regime sovietico. Il clima di tensione che si era creato in città non diede ai berlinesi nemmeno il tempo di festeggiare la fine di quella atroce guerra.
Nonostante i tentativi di sovvertire il potere del rispettivo avversario attraverso frequenti atti di spionaggio e sabotaggio, nonostante l’ingresso della RFT nella Nato (1955), i confini fra il settore Est e il settore Ovest rimasero aperti e la ragnatela delle linee metropolitane e delle ferrovie urbane continuò a collegare le due parti della città, ma solo fino al 1961, poi fu il muro.
“Die Berliner Mauer” fu eretto dall’esercito della RDT, d’accordo con gli altri stati del trattato di Varsavia, anche per bloccare il continuo flusso di persone da est ad ovest attratte da tanto generose quanto spesso false promesse. Dopo varie modifiche apportate negli anni la barriera di cemento, nel 1975, era lunga più di 155 Km e alta 3,60 m. Coloro che tentavano di varcare clandestinamente il confine venivano spesso freddati dai militari appostati sulle numerose torri di controllo costruite lungo il muro: alcune stime contano fra le 192 e le 239 vittime che oggi sono ricordate da tante fotografie, croci e candele nei pressi della Porta di Brandeburgo, a due passi dal Bundestag.
Il muro non ha soltanto sbarrato la strada fra una parte e l’altra della città di Berlino, ha piuttosto simboleggiato la contrapposizione di due ideologie sostenute da due grandi Stati, USA ed URSS, e dai loro rispettivi blocchi. La così detta guerra fredda causò diversi conflitti internazionali molto sanguinosi, condizionò radicalmente la storia del mondo e continua ancora oggi a condizionarla pur essendo formalmente finita da 20 anni.
Il 9 novembre 1989 fu il giorno della grande svolta. Dopo anni di rivolte nei paesi sotto il controllo russo, dopo il sangue in Ungheria, nell’ex Cecoslovacchia, in Polonia e in Romania l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche dovette cedere alla forza ed alla volontà delle persone comuni.
Stanchi di guerre, di divisioni e di miseria milioni di persone armate di martelli e picconi si assieparono a ridosso del muro e lo demolirono. Insieme al muro si sgretolò su se stesso anche il regime comunista. Oggi rimangono in piedi alcuni tratti del “mauer” lasciati a memoria di quel difficile periodo durato ben 28 anni. La East Side Gallery, dalle parti della Ostbahnhof (Stazione Est), ospita il tratto più lungo ove si possono ammirare alcuni murales che inneggiano al desiderio di pace ed alcuni rimasti celebri come “il bacio della morte” fra Brezhnev e Honecker o la mitica Trabant che sfonda quel maledetto muro.

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