Berlino ’89, una rivoluzione imprevista

9 novembre 1989, la caduta del Muro. Non vorrei fare un’ovvia retrospettiva, ma un breve ragionamento sull’imprevedibilità dell’evento e sulle sue conseguenze.

Nessuno presagì la fine del dualismo Est-Ovest, nel volgere di un così breve periodo, prima che tutto fosse già alla portata dell’opinione pubblica internazionale. Molte illustri personalità, della politica e della società civile, si adoperarono perchè accadesse, ma non pensavano che dal permesso di visita in Germania e Berlino Ovest accordato ai cittadini dell’Est, a far data da quello stesso 9 novembre, sarebbero derivate conseguenze tanto devastanti per l’intero blocco comunista. Neppure lo volevano, temendo o non sapendo cosa si sarebbe verificato dopo il crollo. Dal presidente americano Regan a quello sovietico Gorbaciov, da Giovanni Paolo II al leader di Solidarnocs Lec Valesa, dal presidente francese Mitterand al cancelliere tedesco Helmut Kohl.

Uno degli atti conclusivi del cosiddetto “secolo breve” (1) ci rimanda indietro nel tempo ad un’altra linea spartiacque della storia contemporanea. Non mi riferisco al momento (1961) della decisione, terribile, di costruire un muro attorno ai tre settori occidentali di Berlino, già amministrati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna nell’immediato dopoguerra, per arrestare la fuga in massa dalla DDR (2). Ma al 7 novembre 1917, presa del Palazzo d’Inverno (3). Pure allora lo spontaneismo fu determinate per la riuscita della Rivoluzione d’Ottobre. Un impulso anarchico, un movimento privo di guida politica, pose termine all’impero degli zar ormai fradicio. Lenin seppe organizzare queste forze in maniera corrispondente alla propria idea di stato e società, ma gli era fin troppo chiaro che in Russia mancavano le condizioni socio-economiche per una rivoluzione socialista. L’ostilità della gente nei confronti della guerra mondiale e la fame, furono istanze recepite dai socialisti rivoluzionari che s’insediarono nei soviet egemonizzandoli. Fu una rivoluzione imprevista e imprevedibile, che si tenne “sul velluto” come diciamo proprio dal 1989 riferendoci a simili circostanze (4).

Da allora, dal 1917, il modello marxista-leninista, del partito unico e della rivoluzione permanente, ispirò mutamenti a catena in tutto il Mondo. Ma la Germania, che ospitò la sistemazione scientifica del pensiero socialista e la sua revisione successiva (5), fu tra il 1949 e il 1989 un luogo simbolo della sfida lanciata dal Comunismo Internazionale alle democrazie liberali, forse il più rappresentativo dal momento che la stessa città offriva un saggio dell’arretratezza politica ed economica di una “democrazia popolare” (6) e, insieme, delle virtù liberaldemocratiche.

La caduta del Muro e la fine del socialismo realizzato (7) giunsero dopo gli anni della distensione, del dialogo tra le superpotenze, dopo la presa di coscienza ai massimi livelli dello stato sovietico – penso alla Perestrojka (8) di Michail Gorbaciov, ndr – che la dittatura comunista invece di redistribuire ricchezza produceva nuova povertà; non furono preparate a tavolino, nessuno statista le aveva immaginate così, con la gente che si leva sopra tre metri e mezzo di cemento armato e spruzza i check point di spumante. Gorbaciov voleva riformare il comunismo sovietico in senso democratico, perciò non interferì con il governo della Germania Est per reprimere “i rivoltosi”. Lasciò che gli stati aderenti al Patto di Varsavia (9) si autodeterminassero. Ma il comunismo sovietico era semplicemente irriformabile e di lì a poco tempo, come le tessere di un domino, i regimi est-europei crollarono. L’8 dicembre 1991, i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia misero la parola fine all’Unione Sovietica (10). Nessuno di loro se l’aspettava il 9 novembre del 1989.

(Note)

  1. Il Secolo breve è un saggio storico di Eric J. Hobsbawm che racchiude il Ventesimo Secolo entro due date: 28 giugno 1914, assassinio a Sarajevo dell’arciduca d’Asustria Francesco Ferdinando, 28 giugno 1992, François Mitterand invoca sempre a Sarajevo la pace nei Balcani;
  2. Deutsche Demokratische Republik (in italiano Repubblica Democratica Tedesca);
  3. Edificio di San Pietroburgo, già residenza degli zar;
  4. L’espressione “rivoluzione di velluto” si riverisce ai moti non violenti che rovesciarono il regime comunista della Cecoslovacchia nel 1989;
  5. I primi teorici del socialismo scientifico furono i tedeschi Karl Marx e Friederich Engels. Una profonda revisione del Marxismo si deve sempre ad un tedesco, Eduard Bernstein. Nel 1959, a Bad Godesberg (oggi distretto ubrano di Bonn) si tenne un congresso nel quale il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) definì una nuova piattaforma programmatiche che prevedeva l’abbandono definitivo del marxismo e la piena accettazione dell’economia di mercato;
  6. Altri termini utilizzati per indicare uno stato socialista, in cui vige la c.d. “dittatura del proletariato”, sono “repubblica popolare”, “repubblica democratica” o anche “stato comunista”;
  7. Socialismo reale” (o realizzato) è il termine usato per sottolineare le diversità dell’organizzazione politica e sociale dei regimi est-europei fino all’89 dalle ipotesi di Marx;
  8. Perestrojka significa ricostruzione. Consisteva in un piano di riforme economiche sul presupposto di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione (glasnost);
  9. Sottoscritto il 14 maggio 1949, fu un accordo militare tra gli stati del blocco sovietico in funzione anti-NATO;
  10. Trattato di Belavezha (Bielorussia).

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