Strenna, appunti di fine anno

In archivio il summit di Copenhagen sui cambiamenti climatici. Il vertice si è risolto in un niente di fatto con un generico quanto improbabile impegno al taglio del 50 per cento delle emissioni globali di CO2 entro il 2050.

L’ambizione palesata all’opinione pubblica internazionale dai capi di stato e di governo più sensibili alle sirene del global warming, intervenuti al vertice sul cilma, era di rafforzzare le limitazioni già imposte, si fa per dire, a Kyoto nel 1997. In realtà abbiamo fatto diversi passi indietro. Da un protocollo (quello di Kyoto, appunto), dovevamo approdare ad un trattato internazionale vero e proprio. Invece non c’è, e non ci sarà, vincolo giuridico che tenga alle esigenze della produzione industriale in Cina, India e Brasile che predano le risorse energetiche del pianeta senza cura per i danni recati all’ambiente.

La questione è economica, ça va sans dire. I volenterosi del tavolo di Copenhagen si aspettavano la mediazione risolutiva di Obama. Il quale, reduce da una missione diplomatica in Cina, ha ceduto in parte alle richieste di Pechino. Niente vincoli stringenti sulle emissioni, pure se ciò rappresenta un notevole vantaggio competitivo per l’economia cinese, in cambio del finanziamento del debito pubblico americano.

Il 2009 è stato ancora l’anno di Obama. Con l’insediamento alla Casa Bianca, il leader democratico ha accompagnato l’inversione di tendenza dell’economia americana che già s’era registrata sulla scorta della crisi finanziaria del 2008. Il welfare è il terreno sul quale Barack ha compiuto le prime e più significative mosse da presidente: v. la razionalizzazione del sistema sanitario. L’apertura degli organi direttivi delle aziende sull’orlo del fallimento ai lavoratori, nell’ambito di processi di ristrutturazione del capitale di stampo keynesiano, lo hanno fatto apprezzare ancor di più dalla sinistra europea, mentre in patria è stato contestato dall’ortodossia del libero mercato.

Quanto alla politica estera e di difesa, il 21 gennaio 2009 il neoeletto presidente degli Stati Uniti ha firmato l’ordine di chiusura del Campo di prigionia di Guantánamo che dal 2002 destava scandalo per le modalità di detenzione dei prigionieri, ritenuti collegati ad attività terroristiche. Il profilo di Obama è quello di un realista vecchia maniera. In Afghanistan ha deciso l’escalation militare, rilanciando la campagna intrapresa dal suo predecessore, George W. Bush. Il 9 ottobre scorso il comitato di Oslo gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace «per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli». Troppo presto, lo pensa anche Obama che nel suo discorso di accettazione della prestigiosa onorificenza ha spiegato il paradosso di un presidente che per fare la pace prepara la guerra.

Dallo scenario mondiale a quello europeo. Da poche settimane abbiamo un presidente dell’Unione, il belga Herman van Rompuy, e un ministro degli Esteri, la britannica Catherine Ashton. Finalmente c’è un numero di telefono per parlare con l’Europa (1). Il 1° dicembre è entrato in vigore il trattato di Lisbona che riforma la Costituzione europea bocciata dal “No” dei francesi e degli olandesi del 2005. L’Unione dovrebbe migliorare la sua visibilità nel mondo, ma si allontana la meta dell’integrazione europea sulla base di una vera e propria Costituzione.

In Italia. La politica è schiacciata dallo scandalismo, specie sessuale, e dalle vicende giudiziarie del presidente del Consiglio. Il governo propaganda un insignificante riformismo che si specchia in una programmazione economica e finanziaria ridotta ai minimi termini. L’opposizione finora a rimorchio di posizioni oltranziste, dettate dai media che formano l’opinione di settori significativi della società italiana, gli stessi che hanno dimostrato contro il presidente del Consiglio nel No Berlusconi Day, pensa ad una pacificazione con la maggioranza e all’apertura di un tavolo per la revisione costituzionale.

Locale. Il 21 e 22 marzo 2010 si vota per le regionali. Giuseppe Scopelliti, Sindaco di Reggio, è il candidato del Pdl alla presidenza della giunta regionale calabrese. Pippo Callipo, industriale del tonno, si candida per rappresentare la societa civile. Al suo progetto “di svecchiamento della Regione e di promozione dello sviluppo” hanno perentoriamente aderito l’eurodeputato Luigi De Magistris e Italia dei Valori. Verosimile una ricandidatura di Agazio Loiero (Pd) che negli ultimi giorni è riuscito a spuntare dalla trattativa con il Governo un accordo sul Piano di rientro dal disavanzo del servizio sanitario regionale. Il mancato commissariamento della sanità calabrese gioca a favore del presidente uscente. Ma non è detta l’ultima parola.

Il blog si aggiorna all’11 gennaio 2010. Buone feste.

1) Henry Kissinger, segretario di Stato Usa durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford, amava dire “se devo parlare con mister Europa non conosco il numero di telefono”.

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