Rosarno e l’abitudine al brutto

Ricordo ancora l’intervento di Roberto Saviano alla trasmissione “Che tempo che fa” (Raitre, 12/11/2009) in cui l’autore raccontava, con la sua tipica freddezza disarmante, la strage degli immigrati di Castelvolturno ad opera della Camorra. Pensai, allora, che non può esserci limite all’ignoranza che alimenta l’odio e la cecità di coloro i quali rigonfiano le fila già nutrite degli “affiliati” di Camorra. E pensai, inoltre, che gli unici che avevano alzato la testa contro le efferatezze della mafia erano uomini e donne provenienti da altri paesi, culture, abitudini. E soprattutto pensai che un episodio del genere avrebbe potuto accadere anche qui in Calabria, temibile roccaforte della ‘ndrangheta. Pensieri di questo genere hanno vita breve.

Dopo lo sgomento iniziale, dovuto soprattutto alla consapevolezza che la fotografia del mezzogiorno d’Italia è rappresentata dall’immagine che di noi dipingono i fatti di mafia, si ritorna inconsapevolmente alla vita di tutti i giorni. Siano ormai anestetizzati contro ogni dolore proveniente dalle ferite aperte dagli atti meschini e infimi degli uomini di mafia. Ne siamo talmente circondati che ormai ne facciamo parte, e siamo portati quasi a giustificare omicidi, regolamenti di conti, narcotraffico, prostituzione, violenza, inquinamento, abusivismo. I nostri occhi sono ormai talmente abituati al brutto che non riescono più neanche a distinguerlo da ciò che brutto non è. Poi accadono episodi come i terribili fatti di Rosarno, e ripiombi rovinosamente nello sconforto.

Scrivo queste poche righe per dire che mi vergogno, e per prendere le distanze. Scrivo perché sono stanca di trovare le parole per spiegare a chi calabrese non è cosa voglia dire nascere e crescere in questa terra terribilmente complicata. E soprattutto scrivo perché sono solidale con tutti gli abitanti di Rosarno e della Calabria non mafiosa che hanno ripudiato le azioni dei 50 mafiosi o semplicemente “sudditi” che hanno scatenato il terrore nella piana di Gioia Tauro. Scrivo perché, nel 2010, esistono ancora gli schiavi, e non so dare un perché a tutto ciò. E, in ultimo, scrivo per chiedere scusa ai ragazzi immigrati e spiegazioni al governo che, come sempre, latita.

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7 commenti on “Rosarno e l’abitudine al brutto”

  1. Francesca ha detto:

    Caro angelmclove, ho letto il tuo post, e mi sembra chiaro quali siano le tue posizioni politiche. Personalmente ritengo che la crisi agroindustriale che ha colpito il sud Italia non possa giustificare in alcun modo l’allonantamento violento che i giovani africano hanno subito ad opera, peraltro, di burattinai mafiosi. E’ vero, il settore dell’agricoltura è in crisi, ma ciononostante il lavoro degli immigrati è molto prezioso per i coltivatori della zona, che invece offrono come salario 20 euro al giorno, disprezzo e sfruttamento (naturalmente non parlo di TUTTI loro, ma della grande maggioranza). Credo che l’immigrazione sia una ricchezza, e che la clandestinità la creiamo noi, con le nostre assurde leggi. Loro, se potessero, preferirebbero lavorare per vivere, non per sopravvivere. Grazie comunque per averci letto.

  2. Nicola ha detto:

    14 ore al giorno di lavoro nei campi per 20 euro: potrebbe nascere un “blues” tutto calabrese data la situazione paragonabile ai campi di cotone americani dei primi decenni del secolo scorso.
    Qui si convive con ‘ndrangheta e razzismo, ma i nostri lungimiranti Ministri se la prendono con la clandestinità.

  3. Antonio De Rose ha detto:

    Scusate il ritardo.

    Ho scritto un contributo sull’argomento che apparirà nelle prossime ore su questo blog.

    Sono d’accordo con molte delle considerazioni svolte dal dott. D’Amore, specie quando dice che è una guerra tra poveri. Peraltro non credo che angelmclove giustifichi la violenza contro gli immigrati con la crisi agroindustriale.

    Penso anche io che l’immigrazione sia una ricchezza nella misura in cui crediamo in un’economia, equa e solidale, sempre più legata alla terra. E’ la sola cosa che i cinesi non sono in grado di imitare. Ancora.

  4. Francesca ha detto:

    “L’attivita’ primaria, l’agricoltura, e’ ormai in una crisi di non ritorno.[…] Questa marea di extra-comunitari – quanti di essi privi di documenti all’ingresso sono davvero rifugiati politici? – dove va a trovare il sostentamento per la propria sopravvivenza?[…]”. Io tra le righe (e anche dentro le righe), leggo che (secondo lui) l’escalation di terrore sia dovuta al fatto che gli extracomunitari vengono in italia (scritto volutamente minuscolo) e, non trovando lavoro, delinquono, inducendo i poveri italiani alla reazione. La sua interpretazione, se così fosse, mi sembrerebbe un pò semplicistica e vagamente razzista.
    Ciao cari!

  5. Antonio De Rose ha detto:

    Indubbiamente semplicistica.

  6. Nicola ha detto:

    …e, forse inconsciamente, razzista.


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