Regionali, lo stato dell’arte

Assolto Loiero dalle accuse di corruzione e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Why Not, i candidati alla presidenza della giunta regionale calabrese sono tre: Giuseppe Scopelliti per il centrodestra, Loiero per il centrosinistra e l’indipendente Callipo. Su Loiero, che avrebbe ritirato la propria candidatura se il gup di Catanzaro lo avesse condannato, e più in generale su Why Not sarà interessante leggere le motivazioni della sentenza. I pubbilici ministeri Massimo Lia e Eugenio Facciolla hanno dichiarato “che il giudice ha riconosciuto il sistema di illeciti commessi per quanto riguarda i progetti affidati dalla Regione”. Se così fosse il presidente Loiero, comunque, porterebbe su di sé una grave responsabilità politica, dal momento che di penalmente rilevante non c’è nulla che lo riguardi. Vedremo.

Buttando l’occhio oltre le miserevoli vicende di casa nostra ci si rende conto che, ad esempio in Lazio e Lombardia, le cose non vanno tanto meglio per gli elettori, disorientati dall’inettitudine di chi vorrebbe rappresentarli. Il Pdl conferma di essere un partito di plastica. Relativamente maggioritario, assolutamente molle. La sua burocrazia, che si vuole leggera al contrario dei tanto vituperati partiti di massa, non avrebbe assolto gli obblighi di legge connessi all’esercizio di un sacrosanto diritto, quello di voto. Ma, mi domando, a cosa servono questi obblighi di legge? Forse proprio a garantire l’universale diritto di voto? O forse l’elettorato (attivo e passivo) non è più una situazione giuridica che necessita della massima attenzione da parte dei pubblici poteri al fine di garantirne la correttezza delle operazioni?

L’organizzazione liquida del centrodestra pregiudica il normale avvicinamento al voto di Lazio e Lombardia. Roberto Formigoni e Renata Polverini non sanno ancora se sono candidati alla presidenza di esecutivi regionali di prima grandezza nello stato autonomico italiano. Verrebbe da dire che se non sono in grado di presentare le liste non sono neppure in grado di amministrare una regione. Ma non è così. Formigoni è talmente capace che il centrodestra non ha potuto fare a meno di ricandidarlo dopo due mandati consecutivi, dunque a rischio di una sua destituzione perchè ineleggibile. Polverini ha svolto fin qui una brillante carriera nel sindacato. Da segretario confederale dell’Ugl s’è occupata di difficili vertenze, dall’industria pesante ai trasporti alla pubblica amministrazione. Non so se avrà la meglio sulla Bonino ma è una competizione di alto livello. Sarebbe un peccato se la candidata del centrodestra non potesse più prendervi parte.

Infine sulla legge elettorale regionale. In Italia ne abbiamo diverse. Ma quella Calabrese è (finalmente) una bella eccezione rispetto al metodo del listino del presidente per l’attribuzione del premio di maggioranza; meritoria è stata l’iniziativa di Mario Oliverio (provincia di Cosenza) per la sua abolizione. Il listino (vedi legge n. 43 del 23 febbraio 1995) aveva introdotto nell’ordinamento italiano l’aberrante logica della cooptazione, implementata dal “porcellum” nel 2005 per eleggere deputati e senatori. In Calabria i seggi in più saranno attribuiti alla coalizione vincente sulla base dei quozienti riportati dalle liste di candidati al consiglio regionale nei colleggi provinciali, recuperati assieme ai resti più alti in un colleggio unico regionale (maggioritario plurinominale).

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