La logica del voto, insufficiente e necessario

Domenica si vota, ma la tentazione di disertare le urne, sull’esempio dei francesi, è forte. Il solo sentir parlare di elezioni suscita nella gente intorno a me un profondo disagio. Attenzione, però, a fare paragoni.

L’astensionismo francese non è disaffezione, apatia o frustrazione. È un metodo, paradossale, di partecipazione alla vita pubblica. Uno strumento che i francesi usano, regolarmente, per inviare messaggi al ceto politico. L’astensionismo, in Francia, sanziona l’indirizzo di un governo ovvero il comportamento di un partito perchè cambi. È strategico.

Tanto più che si è trattato di elezioni regionali e i francesi non sembrano aver colto, pienamente, il significato della riforma costituzionale del 2003 che ha decentralizzato la Repubblica spostando l’equilibrio dei poteri dallo Stato verso le regioni e gli enti locali. La Francia è da dodici secoli uno stato unitario, il più antico d’Europa. Le vicende politiche della periferia non appassionano a tal punto i cittadini da farli correre in massa alle urne quando si tratta di eleggere gli amministratori locali di un potere pur sempre di derivazione statale.

Questi motivi concorrono alla spiegazione di un fenomeno tipico della Francia, che si è verificato anche nell’ultima tornata di elezioni. Non dell’Italia. Alla vigilia delle regionali, vale la pena chiedersi se sia ugualmente sensato, a fronte della già scarsa legittimazione della nostra classe politica, astenersi dal voto. Penso di no.

Il nostro problema è ben altro da quello dei cugini d’oltralpe. Se non andassi a votare, se quelli come me fossero la maggioranza degli aventi diritto, i responsabili del degrado politico, economico e sociale del mio paese completerebbero l’opera di trasformazione della democrazia italiana in un regime autocratico. In un ordinamento di tal fatta, le istituzioni che formano la volontà di tutti traggono legittimazione da sè stesse e non dal corpo elettorale.

Rispetto al voto, fondamentale strumento di partecipazione politica, si può fare di più, anzi si deve. Ma non possiamo farne a meno. In logica, la condizione necessaria e sufficiente di una proposizione è quell’evento che è vero se e solo se la proposizione è vera. Il voto, da solo, non garantisce la proposizione democratica, dunque è insufficiente. Ma senza il voto quella proposizione non può essere vera.

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