Altro che ingerenze. Il carisma religioso contro la Mafia

L’affruntata è una rappresentazione popolare che si tiene a Pasqua in diverse località calabresi, in particolare tra le province di Reggio Calabria e Vibo Valenzia. Le statue di San Giovanni apostolo, della Vergine Addolorata e del Risorto sono portate a spalla da gruppi di fedeli in un frenetico andirivieni che ha termine con l’incontro, preceduto dalle ambasciate di Giovanni, tra Maria e il Cristo vincitore sulla morte.

A Sant’Onofrio (VV) la congregazione del Santissimo Rosario bandisce un’asta per la scelta dei portatori. Ma la tradizione vuole che siano gli uomini più robusti a reggere le sacre effigi oppure riserva il privilegio ad alcune famiglie.

Quest’anno la processione di Sant’Onofrio è stata rinviata a data da destinarsi per un attentato al priore della confraternita che organizza l’evento: dieci colpi di pistola contro il cancello della sua abitazione. Trenta cartucce calibro trentotto special sono state ritrovate dai carabinieri nei pressi del cimitero, nella nicchia della Santa Croce. È la reazione della ‘Nadrangheta all’esclusione dal cosiddetto incanto di soggetti ritenuti vicini alle cosche. Il divieto di partecipazione ai riti religiosi viene direttamente dalla sede vescovile di Mileto-Nicotera-Tropea, è rivolto agli affiliati della ‘Ndrangheta da Monsignor Luigi Renzo. Un uomo di Chiesa che spende il suo carisma per uno scopo veramente degno di Cristo. Altro che ingerenze.

La mafia strumentalizza da sempre l’universo simbolico della fede riconoscendo l’autorità morale della Chiesa come facevano gli imperatori romano-bizantini o la grande feudalità nel medioevo. Ma Chiesa e mafie dovrebbero essere realtà inconciliabili. Invece, dal Risorgimento italiano ad oggi, abbiamo avuto una Chiesa che forniva credenze e valori all’identificazione della mafia e un’altra pronta al sacrificio estremo pur di tener fede al proprio magistero.

A quest’ultima appartiene la memoria del Cardinale Salvatore Pappalardo il quale, durante l’omelia ai funerali di Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982), attaccò frontalmente lo Stato, colpevole di aver lasciato solo l’altissimo ufficiale, citando Tito Livio: “mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”. Parole che scolpiscono la coscienza di chiunque le apprenda anche a distanza di anni.

Pino Puglisi, parrocco del quartiere popolare di Brancaccio a Palermo, fumo negli occhi dei fratelli Graviano. Era tranquillo il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre del 1993, quando fu avvicinato da due persone. Gaspare Spatuzza gli tolse il borsello dalle mani dicendo: “padre, questa è una rapina”. Don Puglisi rispose con il sorriso stampato sulla faccia: “me l’aspettavo”. Voltò le spalle ai sicari. Salvatore Grigoli gli sparò un colpo di pistola alla nuca. Non ha mai dimenticato quel sorriso. In un’intervista di qualche anno fa a Famiglia Cristiana, lo stesso Grigoli dichiarò che la Chiesa di Puglisi era diversa: non nascondeva più i latitanti, cessava di essere un territorio neutro.

Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace tra il 1994 e il 2007. Il presule si oppose alla ‘Ndrangheta comminando una scomunica a “coloro che fanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi”. Sfidò la mafia sul piano economico e sociale sottraendo i giovani alla devianza, recuperandoli dopo esperienze negative al lavoro, quello nelle cooperative che producono mirtilli, fragole e lamponi tra i più buoni d’Italia. Fu “promosso” arcivescono metropolita di Campobasso-Boiano dopo dodici anni di apostolato. Io stesso pensai: promoveatur ut amoveatur. Ma il sostituto di Bregantini, Monsignor Giuseppe Morosini, sembra animato dallo stesso spirito del predecessore. Intervenendo sulla vicenda dell’affruntata, ha dichiarato a Repubblica: “la Chiesa è stata a volte troppo timida di fronte alla mafia; ci vogliono scelte coraggiose. Purtroppo alcune volte dobbiamo combattere contro una religiosità fatta solo di tradizioni e di usanze, ma senza contenuti di valori veramente cristiani. Non servono le battaglie sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, se poi non si vivono i valori che il simbolo rappresenta.”

Libera, associazione fondata da Don Luigi Ciotti, ha di recente chiesto la riapertura delle indagini sulla morte di don Cesare Boschin, parroco della frazione di Borgo Montello nel comune di Latina. Venticinque anni fa don Cesare venne incaprettato e percosso in volto. Morì per asfissia. Pagò ai Casalesi la solidarietà coi cittadini che non volevano l’interramento di rifiuti tossici nel loro territorio.

L’elenco dei caduti tra gli ordinati della Chiesa Universale è breve rispetto al bilancio di sangue delle forze di polizia e magistratura, ma per ogni prete che espone le propria persona e la Chiesa stessa alle ritorsioni mafiose tantissimi iniziano un percorso di conversione al bene, non necessariamente alla religiosità, che induce il crimine organizzato a più miti consigli. La lotta alle mafie è una straordinaria prova per l’autorità morale della Chiesa, per la sua tenuta in una società sempre più insensibile al problema dei principi che realizzano l’unico valore davvero universale, quello della persona. Ma la stessa lotta deve coinvolgere anche le istituzioni civili. Altrimenti quello di Monsignor Renzo, dello stesso parroco di Sant’Onofrio Fragalà, sarebbe l’ultimo esempio di quell’eroismo che, secondo il monito di un grande santo laico, non è giusto pretendere da cittadini inermi. Questo santo si chiama Giovanni Falcone.

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2 commenti on “Altro che ingerenze. Il carisma religioso contro la Mafia”

  1. Eva ha detto:

    E’ uno dei segni importanti che la Chiesa ha dato contro la ‘Ndrangheta. E’ importante perchè oppone una grande pontenza ad un’altra, quasi fosse uno scontro dualistico tra bene e male, se volessimo astrarlo al massimo. E’ importante perchè da coraggio alla popolazione civile, almeno a me che ho sentito la notizia, da lontano, ed ho pensato che forse qualcosa in Calabria si sta svegliando.
    Parlare di ingerenza non solo è assurdo, ma è mafioso.
    In uno Stato omertoso ed indifferente, è purtroppo il coraggio dei singoli che spesso fa la differenza.
    Baci a tutti

    • Antonio De Rose ha detto:

      Cara Eva, nessuno ha criticato la Chiesa per il suo impegno antimafia. Con l’articolo non reagivo a questo. “Altro che ingerenza” vuole significare che l’antimafia è un tema su cui la Chiesa spende il proprio carisma in maniera coerente con i fini dell’ordinamento civile. Mentre sulle questioni eticamente sensibili si scontra spesso con il principio della laicità dello Stato. Esigere, ad esempio, che i credenti non votino per la Bonino, candidata alla presidenza della Giunta regionale del Lazio, perchè abortista è una indebita ingerenza.

      Grazie per il commento e a presto.


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