Un popolo, non un partito. E gli italiani non riconoscono l’abuso

Del documento finale approvato a larghissima maggioranza dalla direzione nazionale del Pdl mi colpisce un passaggio:

Quando gli italiani che amano la libertà, che vogliono restare liberi, che non si riconoscono nella sinistra, si riunirono sotto un solo simbolo e una sola bandiera, scelsero che su quel simbolo e su quella bandiera ci fosse scritto ‘Popolo della Libertà’ e non ‘Partito della Libertà’.

Dunque Berlusconi ha fondato un popolo, non un partito. Ma che significa? Cos’è popolo? E perchè ‘gli italiani che amano la libertà…’ lo avrebbero preferito a un partito? Cos’è partito?

I partiti (1) sono associazioni di persone che rappresentano interessi diffusi nella società, che si rivolgono alle istituzioni pubbliche per influenzarne le decisioni. Nascono per consentire agli esclusi dalla gestione del potere politico di partecipare; si affermano per e con l’allargamento del suffraggio elettorale senza alcuna discriminazione. Per i loro scopi, i partiti candidano propri esponenti alle cariche elettive, si contendono la conquista del potere politico, il diritto di esercitare la sovranità che in democrazia appartiene al popolo.

Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor (Alessandro Manzoni, Marzo 1821).

Il romanticismo riscoprì il popolo come soggetto politico dopo secoli di soggezione allo stato monarchico. Con le trasformazioni economiche e sociali intervenute a partire dalla seconda metà dell’800 (vedi la Rivoluzione Industriale) il popolo diventò un insieme di persone che si pongono con lo stato in un rapporto di cittadinanza e non più di sudditanza.

Mentre i partiti di massa conoscono, per volontà della stessa classe politica, una crisi che pregiudica la qualità della nostra democrazia, il popolo è esaltato dai leader. Questi non si pongono affatto il problema di essere rappresentativi di una parte e, quando governano, responsabili dell’interesse generale. Il solo scopo di un’azione politica associata come quella che gli omologhi Pdl e Pd hanno improvvisato negli ultimi anni è l’occupazione delle cariche pubbliche per realizzare fini personali. Ma a questo ero preparato: conosco la lezione di Max Weber (2). Il mio problema è un altro: non ci sono partiti che perseguano fini oggettivi. Mancano proprio associazioni che rispondano ad una generalissima e astrattissima definizione di partito.

La nascita del Pdl, detta anche ‘svolta del predellino’, consiste nell’identificatzione con la persona di Silvio Berlusconi di un gruppo sociale, il Popolo della Libertà, che in virtù del principio maggioritario esprime la volontà di tutti gli italiani.

Berlusconi scende in campo nel 1994 perchè non si accontenta di influenzare le decisioni collettive come farebbe un qualunque lobbista. Allora fonda un partito, Forza Italia. Di un genere non comune, ispirato ad un’azienda, ma un partito. Vince le elezioni, va al governo per due volte, ma non basta. La legge non si piega facilmente agli interessi del Cavaliere. La Costituzione ostacola l’esercizio abusivo del potere sovrano. Il carattere rigido della nostra Legge Fondamentale esige un rimedio estremo: siccome in democrazia la sovranità appartiene al popolo, tanto vale fondarne uno che determini un vero cambiamento di regime. Il nuovo sistema si baserebbe sul rapporto diretto fra il leader e le masse, senza controllo parlamentare nè mediazione partitica.

Mentre il Popolo della Libertà si autodetermina, scegliendo allegramente il proprio regime politico, quello italiano si estingue. Uno spirito pubblico in Italia non esiste più. Nel senso comune, la concezione della politica che Berlusconi promuove da sedici anni è ormai passata. La maggioranza degli elettori non concepisce la deriva populistico-plebiscitaria della democrazia italiana come tale. Altrimenti riconoscerebbe l’abuso del ‘Popolo della Libertà’.

1) Per una definzione vedi Oppo, A., Dizionario di politica, Partiti politici, Utet, Torino, 1983, pp. 795-801.

2) Weber, M., Economia e società, Edizioni di Comunità, Milano 1961.

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2 commenti on “Un popolo, non un partito. E gli italiani non riconoscono l’abuso”

  1. Giovanni Caporale ha detto:

    ah, adesso ho capito, antonio de rose. Grazie


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