La Fiat rilocalizza: a quale prezzo?

L’investimento di 700 milioni di Euro per produrre la Panda a Pomigliano d’Arco (NA) è stato definito dai media un’anomalia dal momento che la Fiat intende spostare la fabbricazione della sua vettura in Italia dall’est europeo. Rilocalizza.

La domanda è: a quale prezzo? Si delocalizza per massimizzare i profitti. Si torna indietro per la stessa convenienza. Nei paesi dell’Est europeo, di più in Cina, le condizioni normative, non solo quelle economiche, rendono il lavoro appetibile per le aziende nostrane che rispondendo della sicurezza e dello stato di bisogno della manodopera perdono competitività rispetto a quanti operano in mercati deregolati e/o in regimi autoritari. Questi inseguono lo sviluppo economico, bruciano le tappe, al fine di rigenerare un potere politico altrimenti esausto.

Adriano Sofri, su la Repubblica di martedì 22 giugno, ha scritto:

I 10 minuti in meno di pausa – su 40 – la mezz’ora di mensa spostata a fine turno, e sopprimibile, lo straordinario triplicato – da 40 a 120 ore – e una turnazione che impedisce di programmare la vita, sono già un costo carissimo. Aggiungervi le limitazioni allo sciopero e il ricatto sui primi tre giorni di malattia è una provocazione o un errore, di chi vuole usare Polonia e Cina per insediare un dispotismo asiatico in fabbrica qui, quando la speranza è che l’anelito alla dignità e alla libertà in fabbrica faccia saltare il dispotismo in Cina.

Dunque il prezzo che pagano i lavoratori di Pomigliano, che pagheranno tutti, è l’arretramento sul piano dei diritti e delle tutele del lavoro. E il sindacato che fa? Si cura poco dei precari difendendo la propria rendita di posizione nell’ambito del lavoro dipendente. Così finisce per perdere potere negoziale nei confronti delle imprese e la capacità stessa di rappresentare gli interessi di chi vive del proprio lavoro.

La maggioranza degli operai di Pomigliano (il 63%) è favorevole all’intesa siglata il 15 giugno tra la Fiat e i sindacati, ad eccezione della Fiom, per il trasferimento della produzione da Tichy nello stabilimento campano.

E la sinistra? Ha rinunciato alla propria ragione sociale, i suoi dirigenti l’hanno sradicata dagli insediamenti storici senza farle guadagnare un solo palmo di terra all’avanzata delle destre, che deprimono la dignità dei lavoratori, di tutti i tipi, con la scusa della crisi.

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One Comment on “La Fiat rilocalizza: a quale prezzo?”

  1. adestra ha detto:

    Dopo un attenta valutazione del risultato referendario di Pomigliano probabilmente la Panda è già in viaggio verso altri poli produttivi ed a noi, non aiutati dalla politica sulla riduzione del costo del lavoro non possiamo che ridurre, con tutte le ragioni che sostiene Sofri, il numero di personale attivo del nostro Stato. Rimarremo con i diritti ma senza il lavoro.


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