Vallanzasca, il diritto di raccontarlo

Io non sono cattivo, ho soltanto il lato oscuro un po’ pronunciato

La carriera criminale di Renato Vallanzasca Costantini, nato a Milano il 4 maggio 1950, non è quella di un disadattato assorbito dalla malavita nel fiore degli anni, ma di un giovane che sceglie consapevolmente il suo posto nella società, rectius: ai margini della stessa. La rarità di Vallanzasca è tale per il modo in cui bene e male si combinano nella sua discutibile persona. Decide di fare il ladro, assumendo su di se la responsabilità di un’impresa che coinvolge a vario titolo decine di uomini e donne disposti sotto la sua protezione. Della banda Comasina, Renè è un parafulmine: si accolla delitti che magari non ha commesso pur di salvare la coesione del gruppo. Un leader vero, insomma. Il suo carisma è riconosciuto dalla vecchia mala milanese e dal boss rivale, Francis Turatello. L’aspetto fisico, il portamento naturalmente elegante ne fanno un sex symbol. In carcere riceve centinaia di lettere. Nel ’79 sposa una delle sue ammiratrici. La capacità del nostro di influenzare la società italiana risalta sui mezzi d’informazione di massa ancora oggi. Lo scorso anno Baldini e Castoldi ha pubblicato un libro scritto a quattro mani da Leonardo Coen e Renato Vallanzasca. L’Ultima Fuga è una biografia che contiene tra le altre cose la minuziosa descrizione dell’omicidio di Massimo Loi, giovane membro della banda Vallanzasca, accoltellato nel carcere di Novara nel 1981. L’episodio è rappresentato nel film di Michele Placido, Vallanzasca – Gli angeli del male (Italia, 2010). Nel ruolo di Loi giganteggia Filippo Timi. Kim Rossi Stuart è Renato Vallanzasca. L’attore romano riproduce credibilmente accenti e atteggiamenti del suo personaggio; si appropria del dialetto meneghino e dell’umorismo tanto saliente nella personalità controversa del “bel Renè”. “Non è ammissibile riscrivere la storia e una memoria collettiva dei fatti che riguardano spietati assassini attraverso le loro logiche”, ha scritto l’associazione Vittime del Dovere domandando, dalle colonne del Corriere della Sera, l’esclusione della pellicola dall’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Placido è stato accusato di tentare all’emulazione di un criminale i soggetti più fragili e immaturi. Con il dovuto rispetto, è una totale corbelleria. Renato Vallanzasca è un delinquente e un assassino che sconta con il carcere a vita le sue colpe. Raccontarlo è un diritto. Come l’ha fatto Placido è arte. Voto 8.

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