Amministrative, Cosenza rischia lo stesso destino di Partenope

Sembrerebbe che nelle recenti decisioni del PD romano sulle candidature cosentine non ci sia alcuna ratio. Sembrerebbe che i dirigenti nazionali del PD abbiano pubblicamente sconfessato il lavoro svolto da quelli calabresi – Musi e Villella – nella scelta del candidato sindaco della città dei Bruzi. Sembrerebbe che Roma non abbia capito nulla delle dinamiche locali, entrando a gamba tesa in relazioni e accordi maturati direttamente sul territorio. Sembrerebbe che – come affermato da qualcuno – Nicola Adamo sia riuscito nel suo intento: ossia scavalcare l’ala del PD già schierata per Enzo Paolini e convincere Roma che l’unico candidato degno di fregiarsi del simbolo dalla doppia consonante sia Salvatore Perugini. Sembrerebbe, appunto. Perché a mio avviso le cose stanno in maniera diversa.

Mi sembra di ritrovarmi in una sorta di déjà vu. Spettatore di un film già visto. All’interno di una macchina del tempo che mi riporta a vivere episodi accaduti mesi fa. Se affermo ciò è perché da agosto a gennaio ho avuto il piacere e l’onere di essere ghostwriter per Nicola Oddati, uno dei candidati a sindaco delle primarie napoletane. E, con le dovute proporzioni dovute alla città e al contesto socio-politico, anche in riva al Golfo è avvenuto quello che sta accadendo in questi giorni in riva al Crati. Anche a Napoli, nell’ambito di primarie di coalizione, il PD locale aveva individuato un candidato unico – Nicola Oddati, per l’appunto: assessore alla cultura del Comune, direttore della Fondazione Forum Universale delle Culture e bassoliniano doc. Solo che, col passare delle settimane, Roma ha tramato nell’ombra, favorendo all’ultimo minuto utile la candidatura di Andrea Cozzolino, europarlamentare e uomo forte nell’ambito del PD locale (hanno anche modificato il regolamento delle primarie affinché ciò potesse avvenire!).

Tutti sappiamo come sono andate a finire le primarie napoletane: compravendita di voti, extracomunitari trascinati alle urne e risultato mai ufficializzato. Ma perché è avvenuto ciò? E che relazione ha con i recenti eventi cosentini? È presto detto. Al contrario di quanto si ascolta in questi giorni nella città di Telesio, i dirigenti romani del PD hanno a mio parere un obiettivo chiaro e alquanto razionale: esautorare una parte dei dirigenti e politici locali, evidentemente sgraditi. È la stessa tattica che Roma mise in atto a Napoli. E con successo. Subito dopo le primarie, i principali dirigenti locali vennero “licenziati” e quelli nazionali poterono ripartire da zero nell’assegnazione di incarichi e investiture. Cosenza rischia lo stesso destino di Partenope. A mio parere, Roma dà amministrativamente per persa l’antica Consentia. Preso atto di ciò, mira a mettere tutti contro tutti quadri e politici locali del PD, in modo da “rottamarli” alla fine della contesa.

Queste poche righe vorrebbero fungere da monito ai vari Adamo, Musi, Paolini, Perugini, Villella, ecc. I burattinai romani hanno già ingabbiato Pulcinella. Prendere coscienza della storia significa mettere da parte rancori personali e rese dei conti al fine di perseguire quel concetto di unità che dovrebbe rappresentare uno dei cardini della Sinistra. Altrimenti, continueremmo soltanto a farci del male.

Massimo Cerulo © Il Quotidiano della Calabria del 06 aprile 2011, pg. 19

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