Amministrative 2011, una breve analisi

L’Italia s’è desta? Si può dire che dopo quasi un ventennio di dormiveglia il sonnacchioso popolo italiano abbia finalmente deciso di alzarsi, rimboccarsi le maniche e di non affidarsi più al pericoloso “ghe pense mi”? I segnali di questi ultimi giorni suggeriscono una prudente risposta affermativa. Il centro destra ha perso Milano, la sua roccaforte e non è riuscito a “conquistare” il comune di Napoli nonostante la disastrosa esperienza della Giunta Iervolino e la pessima figura offerta dal PD alle primarie. Addirittura Arcore ha svoltato a sinistra. Solo la Calabria volta le spalle al cambiamento resistendo nelle città di Reggio e Catanzaro e consegnando al moribondo berlusconismo una città come Cosenza, ex baluardo socialista. I risultati elettorali a mio avviso danno alcuni suggerimenti ben precisi al Partito Democratico ed al centro sinistra: a Torino, Milano e Cagliari le primarie fatte bene hanno legittimato un candidato unico, forte e condiviso. Nella città piemontese Fassino, trascinato anche dall’ottima amministrazione Chiamparino, ha vinto al primo turno senza particolari problemi. E’ successa la stessa cosa nei ballottaggi di Milano e Cagliari dove i candidati usciti vittoriosi dalla primarie, Pisapia e Zedda, hanno sconfitto abbastanza agevolmente i loro rispettivi avversari. Le primarie fatte male portano alla disfatta: a Napoli il PD clientelare e del voto di scambio esce dalla tornata elettorale con le ossa rotte, deludendo i propri elettori e conquistando pochissimi seggi al consiglio comunale. Il centro destra non è stato capace di sfruttare questa situazione deprimente ed i napoletani, stanchi dell’illegalità che regna sovrana e indisturbata, si sono affidati ad un uomo che si colloca al di fuori dei soliti schemi politici: Luigi De Magistris, ex magistrato. Forse l’Obama di Napoli, colui che può dare una speranza a questa meravigliosa città. Speriamo. Dunque le primarie come strumento di rafforzamento dei propri candidati e non come scontro suicida interno per stupidi giochi di potere contribuiscono allo sviluppo della democrazia interna del partito e, di conseguenza, ai suoi successi. Le indicazioni che il PD ha il dovere di cogliere in questo dopo elezioni non si fermano al nodo primarie si-primarie no. La questione delle alleanze politiche deve essere risolta senza tentennamenti e nell’unica direzione possibile, quella naturale per un partito riformista di centro sinistra, quella che è stata premiata dagli elettori. Gli ammiccamenti al terzo polo sono incomprensibili e controproducenti. C’è bisogno di chiarezza nella alleanze in Italia come in Europa dove il PD, navigando nell’ambiguità, si è collocato fra il Partito Socialista Europeo ed il Partito Popolare. Queste posizioni incerte non hanno fatto altro che rendere poco credibile il maggior partito della sinistra (?) italiana contrassegnando il suo ancora giovane percorso con una serie continua di sconfitte elettorali. Il PD può ancora permettersi di avere paura di Vendola?

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