Emozioni primarie, il mio intervento director’s cut

emozioni primarieSulle primarie di Napoli, Arancia Rossa [org] prova ad esprimere il punto di vista della società civile, di quella parte più incline a votare per partiti di sinistra o di centrosinistra. Siamo un’associazione d’area che contribuisce al dibattito pubblico in un territorio difficile, in un contesto paragonabile con le opportune cautele a quello Partenopeo.

A Cosenza come a Napoli, la candidatura a sindaco per il centrosinistra, l’individuazione di una persona che unificasse prima il Pd e poi tutto il campo politico “progressista” è stata sofferta dai dirigenti politici, che portano la responsabilità della sua gestione, dai militanti e dai cittadini informati. A queste due ultime categorie appartengono i membri del gruppo che rappresento stasera. La nostra attività è consistita nell’ultimo anno e mezzo nella messa in rete delle associazioni (Associazione Culturale Ciroma, Calabria Radicale, il Cantiere dell’Alternativa, La Fabbrica di Nichi Cosenza, Libertà e Giustizia Cosenza, Nuovo Partito d’Azione Cosenza, Sinistra e Futuro) e di quei gruppi partitici (pd 25 aprile) che intendono risolvere la questione della crisi di legittimazione del ceto politico locale a partire dalla riappropriazione civica degli spazi che risultano ancora appannaggio di élite che non perseguono l’interesse generale, ma il proprio sostentamento. La spazio eletto della partecipazione politica per noi è il partito. Degradati a comitati elettorali, quando non a comitati d’affari, intendiamo recuperare i partiti alla loro funzione originaria.

Anche a Cosenza abbiamo conferma di una delle leggi fondamentali della politica che Iaccarino e Cerulo hanno avuto modo di verificare col proprio lavoro: “a comandare non è chi propone soluzioni, ma chi le blocca. Chi può esprimere il potere di veto”. Proprio i veti incrociati dei leader hanno pregiudicato le possibilità del centrosinistra locale e regionale di vincere una tornata di elezioni amministrative particolarmente favorevole nel centro-nord del paese; una sessione che, essendo stata caricata di un significato politico dallo stesso presidente del Consiglio, rappresenta nei suoi risultati una incrinatura del rapporto di fiducia tra gli elettori e il capo del governo che ha permesso all’esecutivo nazionale di durare fino ad ora.

Le primarie di Napoli avevano fatto emergere ancora una volta un blocco di potere, lo stesso da venti anni, determinante ai fini delle elezioni: “a Napoli non si muove foglia che Bassolino non voglia”. Nicola Oddati, che si è avvalso della collaborazione di Iaccarino e Cerulo, lo ha provato sulla sua pelle. L’errore più grave di Oddati è stato forse dare per scontato il suo accreditamento presso quello stesso blocco di potere che invece ha candidato Cozzolino vincendo le primarie e dimostrando la debolezza del Pd.

Emozioni Primarie fotografa una dinamica nuova, che troverà più di una conferma nelle amministrative di maggio, con la vittoria di De Magistris. Su quarantaquattromila persone che hanno partecipato alle primarie, circa la metà lo ha fatto liberamente, senza alcuna soggezione verso quella rete di relazioni egocentrica che ha come perno Bassolino.

A Napoli, nel mezzogiorno la cui cifra è proprio la subalternità della società civile nei confronti del potere politico che a sua volta risponde ad un’etica comunitaria e premoderna che non c’entra nulla con la democrazia. I Napoletani hanno scelto la discontinuità. De Magistris ha intercettato questa tensione verso il cambiamento ed oggi siamo qui a commentare la sua vittoria. Ma il problema della partecipazione politica resta.

Le primarie sono mutuate da un sistema politico – partitico che non ha niente a che vedere con il nostro. In particolare le amministrative prevedono già il doppio turno dunque non si capisce l’utilità delle primarie. La nostra pur breve esperienza ci dice che i candidati alle primarie, specie di partito, sono indicati ad arte da quelle oligarchie che vorremmo indebolire: la testa di serie, l’antagonista, l’outsider. Quale capacità hanno gli iscritti, i militanti in senso stretto, di incidere sulle decisioni delle loro organizzazioni? A me pare che le primarie amplifichino il fenomeno del populismo che ha nella democrazia dei partiti il suo principale avversario. I partiti non sono di chi li dirige, sono un’opportunità per i cittadini che vi militano. Le nostre primarie somigliano più a plebisciti, servono a convalidare decisioni già prese.

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