Appunti sulla manovra. E una proposta

Per pareggiare il bilancio entro il 2014 il governo, rectius Tremonti, pensa di alzare l’età pensionabile delle donne, bloccare il turnover e tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, standardizzare i costi della sanità, riprogrammare le grandi opere pubbliche, tagliare i costi della politica. La manovra dovrebbe aggirarsi attorno ai 43 miliardi di euro. Ma il problema è qualitativo. A pagare il conto sarebbero i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, i pensionandi e gli utenti della Sanità. Cominciamo dalla fine.

L’abbattimento del fabbisogno sanitario, se non fosse molto graduale, produrrebbe un disagio profondo specie nelle fasce più deboli della popolazione. In Calabria già sperimentiamo il riordino di aziende sanitarie e ospedaliere e la stretta sull’acquisto dei farmaci. I tecnici dell’Economia considerano l’ipotesi di cessazione del monopolio delle farmacie sulla distribuzione dei prodotti di fascia “C”. Tema che meriterebbe un approfondimento visto che si tratta di farmaci non considerati “salvavita” ma pur sempre soggetti a prescrizione medica per le gravi reazioni che possono promuovere nell’organismo di chi li assume.

Pensioni. L’Europa esige non solo che alziamo l’età delle donne che vanno in pensione per vecchiaia, a 65 anni, ma che agganciamo il momento del pensionamento alla speranza di vita. Per farlo abbiamo bisogno di una riforma organica, non di misure dettate dall’emergenza. Il governo è in grado di farla?

I dipendenti delle PP. AA. Dalle stime del Sole 24 Ore ad essere colpiti sarebbero i redditi lordi superiori ai 70-75 mila euro all’anno, con il 5% di riduzione; un taglio del 10% potrebbe scattare già al di sopra dei 100 mila euro. I contratti di lavoro difficilmente saranno rinnovati prima del 2014.

Allineare gli stipendi dei politici alla media europea è cosa buona e giusta, ma non possiamo attenderci grandi risparmi se non facciamo di più. Oggi l’indennità dei parlamentari è fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Fissiamola in misura non superiore al Pil pro capite del nostro Paese al netto delle ritenute previdenziali, assistenziali e fiscali.

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