Preferisco il partito unico

Roma, Sant’Agnese in Agone. Il vangelo della domenica cade nel mezzo di una discussione pubblica sul ruolo dei cattolici in politica, alla vigilia del congresso di Todi. I farisei tentano di cogliere in fallo Gesù con la domanda sul tributo, ma il figlio dell’uomo si fa mostrare un denaro, che riporta l’immagine e l’iscrizione di Cesare, e risponde: “Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. L’opinione del rettore di Sant’Agnese, Don Gianni Todescato, sulla missione politica dei cattolici è in linea con quella di un laico, Ferruccio De Bortoli, che sul Corriere della Sera scrive: “Non si tratta di ricostituire il partito dei cattolici, né di far rivivere, sotto altre forme, la Democrazia cristiana”. Testimoniare la fede senza porsi il problema della collocazione in un partito o sull’asse destra-sinistra. “Cristiani, non democristiani” predica Don Todescato. Il loro impegno per ricostruire un’etica pubblica condivisa anche da laico-liberali e socialisti come nella tanto vituperata prima repubblica. Il partito unico non convince politici di destra e di sinistra, che temono per il bipolarismo. Personalmente non vedo il nesso. Se guardiamo al fenomeno in una prospettiva comparata, ci accorgiamo che non è l’ispirazione cristiana a determinare il sistema politico di un paese, né tantomeno quello dei partiti; ma la legge elettorale. In questi anni abbiamo assistito alle gerarchie che trattavano direttamente con i governi la cura di principi c.d. “non negoziabili”, al lobbismo di Monsignor Ruini che stressava le istituzioni dello stato laico. Un partito popolare che rappresenti le attese di chi pratica il cattolicesimo laicamente è preferibile al protagonismo della CEI perché riporterebbe al centro del discorso pubblico il cittadino di fede e nel loro ambito le signorie dei vescovi. A Cesare quel che è di Cesare.

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2 commenti on “Preferisco il partito unico”

  1. Andrea De Seta ha detto:

    alcune considerazioni flash. Il partito unico dei cattolici è un’esperienza della prima repubblica legata al conflitto ideologico e di sistema di quel periodo, che è bene non auspicare e/o ripetere: sarebbe la fine del pluralismo dei cattolici e del ritorno, non alla mediazione che la dc ha in qualche modo garantito, ma all’occuopazione del centro, con risvolti di neo-integralismo (credo che una cosa sia un sistema proporzionale con forze diverse e culture differenti che competono, altra cosa è un sistema di tipo bipolare con un partito cattolico ritornato egemone e votato, oggettivamente, al conflitto con il polo opposto); inoltre, l’unità politica dei cattolici, perchè di questo si tratterebbe, renderebbe il laico cattolico, di nuovo condizionato dalle gerarchie e quindi si prospetterebbe un ritorno ad un cattolicesimo non emancipato e/o capace di spirito autonomo e discernimento critico delle opzioni politiche. E’ vero che alcuni paesi hanno una forza cristiana che non ha creato problemi al sistema politico, ma si tratta di esperienze del tutto diverse della nostra storia (la Cdu non è di certo paragonabile in tutto e per tutto alla nostra Dc) e del fatto che la religione cattolica occupa da noi un rilievo politico-culturale altrove impensabile. E poi, non vedo perchè altre forze politiche del 21 secolo non sarebbero degne di rappresentare alcuni valori cristiani, siano essi negoziabili o meno. Insomma, è meglio restare nell’epoca del pluralismo dei cattolici in politica. Comunque la tua è una riflessione interessante e da considerare in una discussione su un tema che sta appassionando chi segue l’attualità politica e soprattutto il ruolo delle idee in essa.

    • Antonio De Rose ha detto:

      Caro Andrea, perdonami la semplificazione del “partito unico”. Da noi il pluralismo dei cattolici è diventato mimetismo. Che dal mio punto di vista ha accresciuto il potere delle gerarchie. Il problema riguarda da vicino noi democratici. Grazie per l’interesse. Magari organizziamo un incontro-dibattito sul tema così scarichiamo lo stress dei congressi.


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