L’ottica di Renzi, l’imprinting di Magnolia

Matteo Renzi aspira a fare il segretario nazionale del Pd, incarico politico tout court. Già presidente della Giunta provinciale di Firenze, dal 2009 è Sindaco del capoluogo gigliato. Ora l’esperienza da amministratore locale costringe una legittima ambizione. È giovane. Su questo dato s’impernia la campagna di comunicazione di Renzi: rottamare l’attuale ceto politico e far camminare sulle toniche gambe della sua generazione idee nuove per il Paese. In estrema sintesi. Liberalizzare le professioni, introdurre nuovi elementi di flessibilità nei rapporti di lavoro, riformare le pensioni. Per favorire l’occupazione, rendere sostenibile la spesa pensionistica, dirottare risorse verso chi perde il lavoro. La dottrina economica di Renzi trova un riscontro in Europa, nella supplenza della BCE verso il nostro governo. La piattaforma è interessante. Non nuova. Di flexsecurity si parla da più di un decennio, ma senza fortuna. L’ottica politica. Renzi intende sburocratizzare ancora il Pd. Il consenso è misura della verità. Così uno come Stefano Fassina, “che non raccoglierebbe neppure i voti della sua riunione di condominio”, non potrebbe mai istruire le decisioni della segreteria nazionale in materia economica. Un partito più leggero di quello immaginato da Veltroni, cha aveva cacciato in soffitta il bagaglio ideologico della Sinistra e scrollato le sue radici, rimaste scoperte dopo anni di rincorsa al berlusconismo. Un catch-all party senza alcun riferimento ideale, societario, d’interesse. A livello locale sarebbe il trionfo del notabilato, che soprattutto al Sud non troverebbe un contrappeso forte nell’organizzazione di un partito, nella qualificazione politica del suo personale. Già adesso è così, ma è auspicabile un’inversione di tendenza. Al centro acquisiremmo in maniera definitiva la surroga della partecipazione politica con la dinamica dell’audience. Non è un caso che i cento punti lanciati da Renzi siano usciti dal computer di Giorgio Gori, applauditissimo alla Leopolda. Di certo il fondatore di Magnolia non esaurisce l’intelligenza del progetto politico di Renzi, ma il suo imprinting è forte.

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