Non siamo noi. E’ il primato dell’economia

Ventiquattro ore. La Camera dei Deputati ha approvato il rendiconto generale dello Stato con 308 voti favorevoli e un astenuto. In Parlamento non c’è una maggioranza in grado di votare, da sola, i risultati dell’esercizio finanziario scaduto il 31 dicembre dell’anno scorso. Un comunicato del Quirinale ci informa da ieri che il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato dopo l’approvazione della Legge di Stabilità. Il relativo disegno di legge sarà emendato alla luce delle proposte che il 4 novembre il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, ha inviato al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Conterrà tagli lineari alla spesa pubblica, interverrà su fisco, infrastrutture, lavoro e previdenza sociale.

I mercati non si fidano. Berlusconi aveva già aperto alla concertazione con le parti sociali per riempire di contenuti un maxiemendamento ancora in bianco, ma il tempo per sedersi tutti a un tavolo non c’è. I mercati non credono che il Cavaliere possa fare in pochi giorni quello che non ha fatto in una legislatura. E allora i Btp decennali rendono oltre il 7% e Milano cede il 4,5. L’Unione Europea non lascia margini alla nostra autonomia. Determina l’indirizzo politico del governo italiano in cambio di sostegno, per salvare se stessa.

C’era una volta un sogno chiamato Europa. A quel sogno abbiamo contribuito da fondatori delle prime comunità economiche, infondendo anche negli altri Stati fiducia nel processo d’integrazione. L’idea stessa d’Europa appartiene a greci e latini ma, paradossi della storia, gli eredi della cultura classica hanno perso la loro capacità di fascinazione delle elite intellettuali europee. Il Manifesto di Ventotene sembra preistoria, Ciampi e Prodi così lontani.

Berlusconi ha avuto più tempo di chiunque altro per decidere, più consenso per fare le riforme che promette dal ‘94. Il Cavaliere ci lascia un paese a sovranità limitata. Da ricostruire come l’Italia che usciva da un altro ventennio. “Schernito dai partner europei e punito dai mercati”, scrive l’ambasciatore Romano sul Corriere. Rimpiangeremo di non essere riusciti da soli a mandarlo a casa: c’è voluta una così grave crisi finanziaria. È il primato dell’economia.

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