Il sigillo del Cav.

Ieri Le Monde ha scritto che Berlusconi lascia l’Italia come l’ha trovata diciassette anni fa. Se così fosse il berlusconismo finirebbe con il Cavaliere. Temo che non sia così. L’impronta di Berlusconi sulla cultura politica del nostro Paese sigilla ancora la democrazia italiana. La dinamica dei rapporti politici codificata nella Costituzione del 1948 è notevolmente cambiata da quando c’è lui sulla scena. Avevamo una traccia da svolgere, siamo finiti fuori tema. I cittadini decidono i governi, ma non determinano in alcun modo la politica nazionale. Questa non è democrazia. L’associazionismo di tipo politico è penalizzato da un sistema culturale contrario ai partiti, iscritti dall’ideologia dominante, negli ultimi diciassette anni, tra i nemici del popolo sovrano, della sua capacità di esprimersi senza mediazioni. Assieme alle élite intellettuali à la Mario Monti, che da tecnico dovrà misurarsi non solo con la crisi del debito sovrano, ma con i demagoghi del neo-populismo mediatico. Sono quelli che dai giornali del presidente del Consiglio uscente chiedono elezioni subito.

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