L’argine rotto della politica

Lo scetticismo del deputato europeo Nigel Farage, eletto nelle liste dell’UK Independence Party, parla alla pancia di milioni di persone. A chi non concepisce il nesso tra la crisi del debito sovrano e l’avvicendamento di un governo “di eletti” con uno cosiddetto “tecnico”, caldeggiato dalle istituzioni comunitarie e accreditato presso gli ambienti finanziari internazionali. A chi nell’Unione Europea non ha mai creduto. Ai fanatici dello stato-nazione. Ma le difficoltà dell’Euro non sono evidenti solo al “coraggioso” eurodeputato; lo straripamento della finanza dal suo alveo è sotto gli occhi di tutti. La politica in Europa rappresenta l’argine rotto da una piena che travolge i fautori dell’integrazione e quelli che nell’ottica di Mastricht, invece, non ci sono entrati proprio. Perciò, se non vogliamo parlare di fallimento alla maniera di Farage, poniamoci almeno un problema. Dei limiti che la politica deve tornare ad apporre all’economia. Prima che diventi un’opzione culturale esclusiva del conservatorismo euroscettico, di una destra dalle connotazioni temibili, occorre una risposta di sinistra allo storico tema dell’unificazione europea.

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