La stessa ipocrisia

La Grecia è ad un passo dal fallimento. Potrebbe evitarlo indebitandosi ancora con Unione Europea, BCE e Fondo monetario internazionale. Di 130 miliardi. Un’ipoteca sul futuro di un paio di generazioni. Almeno. 55 mila protestano contro i tagli del governo. È guerriglia urbana. Noi non siamo la Grecia, dice Napolitano. Il Paese risponde alla cura Monti restituendo fiducia ai mercati. In cambio sacrifichiamo i diritti sociali. Un nesso tra articolo 18 e disoccupazione non c’è, ma il governo è deciso a toccare lo Statuto dei lavoratori. Metà del reddito degli italiani se ne va in tasse e il governo considera decisiva per la crescite economica la sospensione di una norma che prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa. È l’ipocrisia denunciata trent’anni fa da Federico Caffè: “è sempre il costo del lavoro il grande imputato e la causa ultima cui viene ricondotta, nel nostro paese, la carenza di competitività.” [1]

Note

1. L’ipocrisia e il libero scambio, 48 in Federico Caffè (a cura di Roberta Carlini), Scritti quotidiani, manifestolibri, Roma, 2007, Contemporanea, pag. 160, € 7,90

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