Il governo politico e l’imbarazzo del Pd

A: redazione@ilriformista.it

Caro direttore, riforma del lavoro anche senza accordo con le parti sociali. È la determinazione di Mario Monti. La flessibilità rappresenta il nodo da sciogliere. “Uno scalpo”, ha detto qualcuno evidenziando la vanità del problema. La tutela dell’articolo diciotto è disponibile non solo, ovviamente, nelle attese di chi ha interesse a licenziare senza tema che un giudice lo obblighi al reintegro di un lavoratore messo ingiustamente alla porta: le organizzazioni dei datori di lavoro la abolirebbero, si capisce. La stessa istanza è ormai recepita nell’indirizzo politico del governo. Politico, non tecnico. La ricetta è dettata dall’ideologia del mercato senza soggezione ai diritti sociali. Non c’è scienza. Ci sono radici nel liberalismo conservatore. In una cultura superata dai tragici eventi, economici e sociali, degli ultimi cinque anni: dalla crisi dei mutui ai tumulti di Atene dei giorni scorsi, è un continuum logico. Un governo di destra, votato da una maggioranza trasversale. La crisi ha imposto la solidarietà nazionale; l’esigenza di pareggiare il bilancio dello Stato costringe i contribuenti a nuovi sacrifici. Sarebbe ora di crescere, che significa produrre nuovo reddito, occupare più persone. L’input per mettere in moto la meccanica economica non viene dal “pubblico” perché non ci sono i soldi. I profitti non si toccano. Allora non resta che abbassare le tutele dei lavoratori. Ma i contratti atipici esistono dalla metà degli anni Novanta. Costano poco, non impegnano l’impresa. Eppure nel 2012 la disoccupazione tra i giovani e le donne è ai massimi storici, in calo la dignità di chi vive del proprio lavoro, per non parlare delle pensioni. Verrebbe da chiedersi di cosa si discute. Un governo di destra che rompe la coesione sociale avrebbe bisogno di una ferma opposizione di sinistra. Il Pd ne è capace? Alcuni democratici inseguono Monti. Veltroni non guarda neanche più al neokeynesiano Obama. Quelle sull’articolo diciotto sono parole in libertà, imbarazzanti per un partito che vuole stringere ulteriormente la sua collaborazione con i socialisti europei.

Antonio De Rose

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2 commenti on “Il governo politico e l’imbarazzo del Pd”

  1. Andrea De Seta ha detto:

    E meno male che c’è l’art. 18 e la disoccupazione continua a crescere, senza voler stabilire, come altri, causa ed effetto. L’America di Obama ha già superato da “tempo” lo statalismo esagerato e quindi può anche permettersi il “lusso” di guardare un pò indietro. Il riformismo del 21 secolo non potrà più essere quello del ‘900 ed i socialisti europei hanno fatto tanta strada e tante evoluzioni in teoria e pratica: Blair e Schoreder lasciano ai loro paesi tanti indici in attivo, proprio loro, gli autori della terza via verso la quale è inconcepibile una rimozione ideologica e settaria e/o un ritorno alla lotta di classe.


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