“Antipolitica” e cecità dei partiti

Cos’è la politica? Trascrivere tutto quello che ci insegnano Bobbio, Pasquino e Matteucci attraverso il Dizionario di Politica sarebbe forse esagerato, ad ogni modo tutti conosciamo il significato classico di questa parola: “polis è tutto ciò che si riferisce alla città, quindi al cittadino, civile, pubblico e anche socievole e sociale. […] Nell’età moderna il termine viene impiegato ormai comunemente per indicare l’attività o l’insieme di attività che hanno in qualche modo come termine di riferimento la polis, cioè lo Stato”. Quindi cosa vuol dire “antipolitica”? L’unica cosa che mi viene in mente è una grotta fra le montagne abitata da un eremita che non interagisce in alcun modo con la società. Cioè l’esatto contrario di quello che, nel bene e nel male, rappresenta il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.

Non è accusando i “grillini” di antipolitica che i partiti, indispensabili ed insostituibili attori della democrazia, recupereranno la loro credibilità. La lettura dei recenti risultati elettorali è fin troppo semplice: i partiti così come sono concepiti oggi non vanno bene: sono centri di potere, caste quasi impenetrabili, guerre a colpi di tessere, gestione (non limpida) di patrimoni enormi ingiustificati ed indebiti. Sono associazioni poco democratiche ed esclusive.

Se i partiti funzionassero come da Costituzione il fenomeno 5 stelle non avrebbe motivo di esistere. Infatti l’art 49 Cost. recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” e, aggiungo, non per gestire potere e denaro a loro piacimento. Allora, miei cari segretari e burocrati di partito, deputati, senatori e affini fatevi un esame di coscienza, se oggi dobbiamo sopportare le volgarità, le grida, la demagogia, il populismo e le uscite infelici di Beppe Grillo è solo ed esclusivamente colpa vostra.

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One Comment on ““Antipolitica” e cecità dei partiti”

  1. Antonio De Rose ha detto:

    L’antipolitica è dei partiti, se non assolvono il loro ruolo istituzionale costituzionale. Questi non associano più i cittadini, non sono presidi permanenti di democrazia, ma comitati occasionali per la promozione di candidature alle cariche elettive. L’assenza di un vincolo di mandato è intesa non già come indipendenza ma come irresponsabilità del politico nei confronti dell’elettorato. Grillo è la febbre, non la malattia.


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