La Fiat soccombe, le invasioni continuano

Il tribunale di Roma ha dichiarato ingiustamente discriminatoria l’esclusione dei lavoratori iscritti alla FIOM dalle assunzioni dello scorso anno presso la Fabbrica Italia Pomigliano. La società controllata Fiat è dunque tenuta a riassorbire 145 tra impiegati e operai metalmeccanici, già dipendenti del gruppo torinese, che hanno pazientemente atteso la pronuncia del giudice del lavoro. Il quale non poteva che accogliere il ricorso dei lavoratori esclusi. La condotta antisindacale di Marchionne insulta l’ordinamento della Repubblica che, all’articolo 39 primo comma della Costituzione, sancisce la libertà dell’organizzazione sindacale. Questo atteggiamento trova un sponda nel governo Monti che recepisce nel suo indirizzo politico le “irresponsabili” determinazioni delle istituzioni finanziarie monetarie internazionali che calano in Italia come i barbari durante le invasioni: sfondano il limes della nostra civiltà giuridica in materia di lavoro e previdenza pregiudicando l’uguaglianza sostanziale dei cittadini. La tenuta della giurisdizione è un segnale positivo, ma deve essere la politica ad invertire la tendenza in atto alla deregolazione dei rapporti di lavoro; altrimenti la pronuncia che oggi commentiamo con soddisfazione potrebbe rivelarsi come il canto del cigno, l’ultimo segno di vitalità di un paese in declino.

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