Fides et religio

Un immigrato italiano in Romandia fa ad un altro trapiantato a Brescia dalla Calabria: “sai cosa? In una società multiculturale come quella ginevrina io, che sono ateo, mi sento cattolico: così mi identificano in quanto italiano ed io non nego la mia estrazione socio-culturale; me la sento addosso anche se faccio scelte di vita profondamente laiche”. L’altro si scandalizza: “ma tu non sei cattolico, e il cattolicesimo non identifica affatto gli italiani. La religione come sistema sociale di vita è ben altra cosa da ciò che si vede in Italia”. “Eppure – replica l’italiano di Ginevra – in una terra tollerante e d’asilo come la Svizzera Romanda mi rendo conto di provenire da un gruppo umano, da un ambiente, in cui il senso comune è influenzato dalla religione cattolica e che certe differenze non sono facilmente riducibili”. Il discorso prosegue. Ognuno resta della sua, ma non si tratta di opinioni così distanti. Se solo sostituissimo al termine religione quello di fede. I due si accorderebbero subito. E’ innegabile che il cattolicesimo fornisca elementi socio-culturali di identificazione degli italiani, così come il protestantesimo degli anglosassoni. Ma la fede è un’altra cosa. Di “lealtà” nei confronti della comunità religiosa ce n’è sempre meno; forse non c’è mai stata essendosi trattato piuttosto di “assoggettamento” da parte dei cosiddetti fedeli ad un’autorità secolare, oltre che morale, come quella di Santa Romana Chiesa.

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