Fiat iustitia

Il conflitto d’attribuzione tra organi dello Stato è il motivo conduttore dell’estate 2012. 30 luglio. Il presidente della Repubblica ricorre alla Consulta contro la Procura di Palermo che, sia pure indirettamente, lo ha intercettato al telefono con Nicola Mancino, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-Mafia del 1992. Napolitano sostiene che le sue conversazioni non possono essere mai valutate dai giudici, utilizzate e trascritte, salvo i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione. Dal canto loro i pubblici ministeri Messineo e Ingroia rispondono che, fatta salva l’immunità del Capo dello Stato, le intercettazioni possono essere comunque utilizzate se riguardano un indagato qualsiasi. Ammetto di nutrire nei confronti della persona di Giorgio Napolitano un pregiudizio positivo. Ma giudico lo stesso infondata la questione posta dal Colle. Il presidente della Repubblica non può pretendere che la sua immunità copra persone indagate per gravi reati. Il Quirinale interferisce con la funzione giurisdizionale, s’interpone con il suo alto rango fra i magistrati esposti in prima linea contro la Mafia e la verifica di agghiaccianti ipotesi di reato. 13 agosto. Il governo valuta se ricorrere alla Corte Costituzionale contro la decisione del giudice per le indagini preliminari di Taranto che ha disposto il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva, primo polo siderurgico d’Europa. Lo stabilimento inquina, i suoi vertici violano le più elementari norme di sicurezza, la giurisdizione non può fare a meno di intervenire. Ma il governo si considera menomato nel suo potere di fare politica industriale. Il ministro dell’Ambiente Clini spiega che gli interventi per la messa in sicurezza del sito durano da tre anni, che i tempi sono lunghi. L’esecutivo cerca un compromesso con la Procura di Taranto per bilanciare il diritto alla salute con quello del lavoro. In dodicimila rischiano il posto. Per colpa di chi? Della magistratura che fa il suo dovere o di chi realizza utili devastando l’ambiente? Non è l’integrismo giudiziario denunciato dal Foglio a mettere a rischio il nostro sistema industriale: “fiat iustitia pereat mundus”. Il tema è quello della corruzione dei pubblici uffici che concedono autorizzazioni di compatibilità ambientale ad aziende che si rivelano autentici mostri ecologici.

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