Renzi, giusto o sbagliato, fa politica

Matteo Renzi lancia la sfida alla leadership democratica di Pierluigi Bersani. Per tutta risposta Massimo D’Alema sostiene che il sindaco di Firenze è inadatto a guidare il Paese mentre l’ex ministro Fioroni ne invoca le dimissioni da Palazzo Vecchio per concorrere legittimamente alla segreteria politica del Pd. In un commento apparso sul Corriere della Sera del 5 settembre, Pigi Battista rileva il compattamento della nomenclatura partitica contro l’outsider: “la terra bruciata attorno al grande rompiscatole”. Credo che il rottamatore Renzi sia saltato sulla sedia dalla gioia passando in rassegna le dichiarazioni di autentici fossili viventi come D’Alema e Fioroni. Inadeguati, politicamente parlando, sono loro. Per battere Renzi non bisogna stare sulla difensiva ma contrattaccare sul terreno dell’elaborazione politica, della mediazione di interessi. Sul Sindaco di Firenze punta la Fiat, ad esempio, e coloro i quali auspicano che il prossimo governo, politico, svolga un mandato ancora basato sull’agenda Monti; un esecutivo cedevole rispetto al ricatto occupazionale delle industrie pesanti che minacciano di lasciare il Paese per recuperare competitività. Un governo ad litteram moderato. Ma non è sui contenuti che si svolge il dibattito interno al Partito democratico. Vendola auspicava l’opzione tra un Pd liberista e uno socialdemocratico, per allearsi con quest’ultimo. Invece la partita è tutta giocata sulle poltrone. Visto che un malinteso senso di responsabilità dei partiti ha sottratto alle istituzioni rappresentative e ai corpi intermedi della società la determinazione dell’indirizzo politico del governo, che resta assorbita in ambito europeo, non rimane che l’occupazione delle cariche elettive. Renzi è un rompiscatole perché disturba la speculazione partitocratica già proiettata nel dopo-Monti. Giuste o sbagliate che siano le sue ricette, fa politica.

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One Comment on “Renzi, giusto o sbagliato, fa politica”

  1. andrea ha detto:

    Per la prima volta mi tocca condividere un tuo pezzo (buon segno!, almeno sulla strada del necessario rinnovamento delle leadership), ma lascia stare le fantasie narrative di Vendola, neo-socialdemocratico a giorni alterni, e il moderatismo inventato ad arte che non esiste


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