Ci vuole ben altro

Se è vero che le mafie ci hanno modificato nella testa, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria non servirà di per se stesso. Ci vuole ben altro. Prima delle istituzioni dobbiamo riprenderci la nostra coscienza, sospesa tra il bene e il male, e determinarci ad agire. Per far valere la responsabilità politica, non penale, di chi a Milano scambia 4000 preferenze controllate a distanza, da Africo e da Palmi, con 200.000 euro, c’è soltanto un modo. La giustizia nei tribunali, ma in democrazia come si penalizzano i mafiosi? Nello stesso modo in cui si favoriscono. Con il voto. Con l’elettorato attivo e un responsabile bilanciamento dell’elettorato passivo, che compete al filtro dei corpi intermedi della società, ai tanto vituperati partiti politici. Nella oramai celebre lectio tenuta da Paolo Borsellino presso l’ITC di Bassano Del Grappa il 25 gennaio del 1989, l’allora Procuratore della Repubblica di Marsala si fermò su questo tema facendo storcere il naso ai garantisti d’antan.

“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: ‘Beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso’. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, cioè le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioè i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, ma non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati?”

L’eredità di Borsellino non consiste nel ricorso ad una giustizia sommaria delle classi dirigenti infedeli, non favorisce il giustizialismo nella accezione moderna. Va intesa piuttosto come un invito alla partecipazione democratica, ad una cittadinanza attiva. Perché non si determini quella supplenza della giurisdizione nei confronti della politica che indica la perdita da parte dell’ordinamento costituzionale della tolleranza immunitaria verso il principio democratico. Sarebbe un rimedio peggiore del male.

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